Gli avvocati sono pronti a far saltare il processo

Pronte eccezioni sulla regolarità delle intercettazioni e sui tempi ridotti. Difesa Juve: né dolo né vantaggi per noi. Moggi assente

Gian Piero Scevola

Il Borrelli due ha preso il via ieri mattina presso la sede della Federcalcio. Dopo aver concluso la prima parte dell’inchiesta che interessava le grandi (Juventus, Fiorentina, Lazio, Milan), gli 007 federali hanno cominciato ad affrontare la materia che coinvolge club di secondo livello, comunque non interessati alle coppe europee, come Empoli, Lecce, Messina, Reggina, Siena, Arezzo. Ad aprire gli interrogatori è stato un ex consigliere dell’Arezzo, Vittorio Fioretti sulla gara con la Salernitana. Sentiti pure l’ex arbitro fiorentino Luciano Luci e Piero Mancini, presidente dell’Arezzo, mentre oggi dovrebbe toccare ai presidenti Massimo Cellino (Cagliari), Pietro Franza (Messina) e all’ex ds messinese Mariano Fabiani.
L’attenzione generale è però rivolta al maxiprocesso che prenderà il via giovedì nella pancia dello stadio Olimpico. Ieri i collegi difensivi dei 30 deferiti (4 società e 26 tesserati) hanno depositato presso la segreteria della Caf le memorie difensive e le sorprese non sono poche (quella della Lazio prevede la chiamata di ben 30 testimoni, da Carraro a Pairetto a Mazzini e verte sul «comportamento irreprensibile» del presidente Lotito). Quella della Juve tende invece a portare la responsabilità da diretta a oggettiva, con una serie di dossier statistici sulle ammonizioni del 2004/05, la relazione di Pairetto e l’attenuazione degli illeciti di Moggi («tutti da dimostrare») non direttamente commissionati dalla Juventus. La difesa vuole dimostrare anche che i cartellini gialli esibiti dagli arbitri erano giustificati e non mirati a danneggiare le avversarie della Juve. I legali di Moggi insistono poi sulla non giudicabilità dell’ex dg in quanto dimissionario; in base alla sentenza del 2001 della prima sezione del tribunale civile di Roma che, su una questione analoga, diede ragione all’ex dirigente doriano Emiliano Salvarezza. Più di un legale è infatti intenzionato a porre obiezioni procedurali e di nullità che potrebbero anche far saltare l’intero processo. Una strategia difensiva tesa a portare la procedura del processo sportivo sullo stesso piano del processo penale anche se, è ben risaputo, non c’è un binario parallelo, soprattutto sui tempi, tra i procedimenti sportivi e quelli della giustizia ordinaria.
Ma siccome l’illecito strutturale «inventato» da Borrelli non trova riscontro nel Codice di giustizia sportiva (e il procuratore Palazzi ha infatti ridimensionato le accuse dell’ex capo di Mani pulite, cercando di ricondurre il tutto a singoli illeciti per singole partite), uno dei temi caldi della difesa sarà proprio quello di cercare di smontare la prova regina di tutto il processo: le intercettazioni telefoniche. Molte memorie difensive, secondo quanto è conosciuto dal Giornale, contestano l’utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche (e soprattutto la loro «genuinità») nel processo sportivo perché non sarebbero state rispettate le norme di procedura penale sulla possibilità di usare elementi di prova in processi diversi da quello originale. Demolire le intercettazioni è quindi il primo pesante banco di prova che il presidente della Caf, Cesare Ruperto, dovrà cercare di respingere giovedì. Il secondo è quello della riduzione dei tempi (da dieci a cinque giorni) imposto alle parti per studiare le quasi 8mila pagine degli atti processuali. E i mugugni non mancano, perché gli avvocati, che venerdì hanno ritirato gli atti, si sono poi potuti giovare di appena tre giorni per presentare le memorie difensive.
Gli avvocati contestano quindi il decisionismo del Commissario straordinario Guido Rossi che ha imposto tempi da sprinter a tutti, motivandoli con la necessità di garantire l’inizio dei campionati nei tempi previsti. Non si poteva far partire il campionato un mese dopo e utilizzare questi trenta giorni per svolgere meglio e con più calma e serenità i processi? Queste le remore di tanti (tutti?) difensori che, oltre alle contestazioni procedurali di giovedì, stanno studiando anche la possibilità di ricorrere poi al Tar del Lazio, negando quindi le certezze di Rossi che aveva assicurato solo due gradi di giudizio per questo processo epocale, senza possibilità di ricorrere poi a Coni, Tar o Consiglio di Stato. Per Ruperto & C. è una corsa a ostacoli.