Gli avvocati di Stasi pronti ad un nuovo attacco

I legali indicano una pista alternativa che porterebbe alle gemelle Cappa. E torneranno alla carica nella prossima udienza

Non è finita. Fra una settimana, il 18 aprile, la difesa di Alberto Stasi andrà di nuovo all'attacco. Ed è facile che gli avvocati Angelo Giarda e Giuseppe Colli dirigano ancora le loro bordate in direzione delle gemelle Cappa. Chiara e Stefania Cappa erano entrate nell'inchiesta e più in generale nella storia del giallo di Garlasco nei primi giorni, subito dopo la morte della cugina, il 13 agosto 2007. Avevano elaborato al computer un fotomontaggio che le ritraeva insieme a Chiara, sorridente. Stefania e Paola con quell'audace composizione erano finite sulle copertine dei giornali e dei rotocalchi, poi le luci dei riflettori si erano spente, il giallo aveva imboccato la pista del fidanzato di Chiara, Alberto Stasi. Ora Stasi è sotto processo, il Pm Rosa Muscio ha appena chiesto la condanna, durissima, a trent'anni di carcere. Trent'anni che, senza lo sconto garantito dal rito abbreviato, si trasformerebbero nell'ergastolo. E i legali di Alberto, in difficoltà, si difendono secondo lo schema più classico: vanno all'attacco. Come? Puntando il dito contro Stefania e Paola e poi contro la madre, Maria Rosa Poggi Cappa. Ci sarebbero incongruenze nel loro alibi che però, a suo tempo, gli investigatori avevano meticolosamente verificato. Invece Giarda torna a seminare dubbi e a offrire una possibile pista alternativa a quella battuta da sempre dai carabinieri e dal Ris. Per l'udienza del 18 aprile tutti si attendevano la sentenza del giudice Stefano Vitelli, ma ora l'opinione pubblica e la famiglia di Chiara dovranno attendere l'udienza del 30 aprile per saperne di più. E non è detto che in quella data si arrivi al verdetto. Il giudice potrebbe disporre nuovi accertamenti sul pc di Alberto. Così, il 18 aprile saranno ancora le difese a monopolizzare la scena. Ed è facile ipotizzare un ulteriore attacco alla famiglia Cappa. Che però annuncia: «Non staremo a guardare e ci difenderemo con azioni legali».