Avvocato della mafia e sospeso. Ma il sindaco lo faceva lavorare per il Comune

da Reggio Calabria

Un duro colpo per la cosca Piromalli: in manette sono finiti il sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione, il suo vice Rosario Schiavone, entrambi in carica fino al maggio scorso, quando il consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, il primo cittadino di Rosarno Carlo Martelli, e due esponenti del clan. Tra le persone indagate, in tutto 13, figura anche Francesco Barbieri, sindaco di San Ferdinando, comune limitrofo a quelli di Gioia Tauro e Rosarno. Secondo i magistrati della Dda di Reggio Calabria, il sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione, avrebbe «lavorato» per le cosche mafiose.
Tra le carte dell’inchiesta, spicca poi la storia di Gioacchino Piromalli, meglio conosciuto come «l'avvocato». Lui era stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso e avrebbe dovuto pagare a titolo di risarcimento 10 milioni di euro alle parti civili, tra cui la Provincia di Reggio Calabria e i Comuni di Gioia Tauro e Rosarno. Ma Piromalli disse di non aver il denaro. Il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone è duro: «Oltre al danno la beffa - dice -. Il comune di Gioia Tauro anziché farsi risarcire i danni dall’avvocato Piromalli i dieci milioni di euro offrì al condannato la possibilità di evadere la sanzione in cambio di prestazioni professionali e di consulenza allo stesso comune». Il legale tra l’altro era stato sospeso dall’Ordine. «Addirittura - aggiunge Renato Cortese, capo della squadra Mobile, - per interessi commerciali, alcune persone si erano rivolte a Gioacchino Piromalli senior per intercedere con il Comune per far cambiare la progettazione del nuovo svincolo autostradale che avrebbe compromesso alcuni affari. Richiesta che il boss prontamente esaudì, tant’è che l’area non subì alcun cambiamento di destinazione urbanistica».