Avvocato «pagato» con le capre

(...) il giudice del tribunale di Voghera, cui si è rivolto l’avvocato ai limiti della sopportazione dopo quattro anni di richieste, insistenze, anatemi e decreti ingiuntivi, ha faticato non poco a decidere. Il magistrato s’è dedicato prima ad accertare il complesso delle prestazioni, poi la congruità della fattura emessa dal legale, e infine la stima del compenso da riconoscere come liquidazione. A quel punto è arrivata la sentenza: «Per aver assolto il compito affidatogli, e soprattutto per aver contribuito a far assolvere l’imputato, l’avvocato merita tutti quanti i 15mila euro richiesti». Una parola. Valli a trovare, quei soldi, nella stalla di Varese Ligure. E sì, perché il pastore ha confermato anche all’ufficiale giudiziario che non possedeva neanche un euro, figurarsi quella somma! «Ecco tutto quello che ho» è sbottato, allargando le braccia e mostrando il gregge di belanti che brucavano. Come dire: «Siate buoni, scordatevi la parcella, mettiamoci una formaggetta sopra». Altro che formaggetta, di capra per giunta! L’ufficiale giudiziario non s’è lasciato intimidire. E ha pignorato le 100 capre, non una di meno, ingiungendo di consegnarle all’avvocato. Il quale, adesso, potrà decidere se venderle per ricavare l’equivalente in soldoni, o tenersele e cambiare mestiere, dedicandosi alla produzione di latticini. Di questi tempi, visto quanto gli rende la toga, sarebbe il caso di farci un pensierino.