Axa: «Le ambizioni su Generali? È come nel deserto dei Tartari»

Il numero uno de Castries: «Pronti a investire in Italia»

Angelo Allegri

da Milano

«Noi e le Generali? Ha letto il deserto dei Tartari? È un bellissimo libro scritto da un italiano». Henry de Castries, numero uno di Axa, ha risposto così ai giornalisti che gli chiedevano delle eventuali mire francesi sul gruppo di Trieste. «Il mercato italiano per noi è interessante», ha proseguito De Castries, impegnato nella conferenza stampa di presentazione dei risultati semestrali. «Se ci saranno opportunità le coglieremo. Ma non ne abbiamo bisogno per fare bene nella Penisola».
Secondo assicuratore europeo per giro d’affari dopo Allianz, Axa è nel terzetto di operatori continentali, insieme alla compagnia tedesca e alla stessa Generali, in grado di giocare un ruolo da capofila nel processo di consolidamento nel settore. Delle tre è quella che ha la capitalizzazione più alta: 56 miliardi di euro, contro i 50 di Allianz, e i 35 della compagnia triestina. È anche l’ultima ad aver messo a segno un’acquisizione di rilievo cross-border: l’acquisto di Winterthur dal Credit Suisse. L’operazione, annunciata in giugno, costerà 7,9 miliardi di euro in contanti e dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno. Per il 2007 i francesi hanno già messo in preventivo 520 milioni di costi di ristrutturazione. In compenso la compagnia acquisirà un ruolo di rilievo negli impegnativi mercati di Svizzera (seconda per premi incassati) e Germania (al terzo posto). Tutto sommato trascurabile, invece, il peso in Italia dove la compagnia è lontana dalle prime dieci posizioni. Un elemento, quest’ultimo, che insieme alla rilevante presenza di azionisti francesi in Mediobanca, primo socio di Generali, giustifica le periodiche indiscrezioni relative a un interesse per Trieste.
Quanto ai risultati de Castries ha annunciato un aumento dell’utile pari al 20% nei primi sei mesi: in tutto 2,73 miliardi di euro, contro i 2,27 dell’anno scorso. Merito di un aumento delle vendite nel settore vita in Usa e in Francia e di una crescita nel settore dell’asset management. Il giro d’affari è cresciuto del 13% a 41,3 miliardi di euro. Secondo i primi analisti che hanno commentato i dati presentati si tratta di cifre migliori del previsto. All’apparenza contraddittoria la reazione della Borsa: il titolo ha perso lo 0,8 per cento. L’andamento negativo è però stato comune a gran parte dei titoli del settore finanziario su cui hanno pesato le preoccupazioni relative al contesto macroeconomico.