AXL E I GUNS N’ ROSES Gli Dei arrivano all’Idroscalo

Si conclude la quattro giorni del «Gods of Metal»: sul palco anche gli Alice in Chains, Korn e Deftones

Luca Testoni

Ci saranno davvero? Nonostante le malelingue, gli organizzatori del Gods of Metal si professano ottimisti: Axl Rose e i suoi (rinnovati) Guns N' Roses chiuderanno in grande stile l'edizione numero 10 del festival hard rock in programma negli spazi dell'Idroscalo. Come da copione. E da contratto.
Quel che resta del gruppo di maggior successo commerciale del rock duro di sempre suonerà per un'ora e tre quarti di show: dalle 21.45 alle 23.30. Impietose le recensioni della première madrilena del tour europeo che riporta i Guns in Italia dopo 13 anni di assenza: «È la messinscena dello psicodramma di Axl Rose, il cantante che tra la fine degli Ottanta e l'inizio dei Novanta ha dato al rock duro la rabbia malinconica e sconclusionata che gli mancava», ha sentenziato a caldo sul Giornale Paolo Giordano.
Quarantaquattro anni, treccine biondo-rossicce stile simil rasta raccolte in una coda di cavallo, imbolsito dal peso degli anni e degli eccessi di una vita sospesa fra alcol e cocaina, il nuovo Axl Rose, «antieroico cantore delle miserie morali della giungla metropolitana», non ha certo incantato a Madrid. E lo stesso discorso vale per i musicisti che lo accompagnano (Robin Finck, Richard Fortus e Ron Thal alle chitarre, Tommy Stinson al basso, Brain alla batteria e Dizzy Reed e Chris Pittman alle tastiere), una sorta di cover band - rigida e slegata - dei Guns N' Roses originali. Quelli di Slash e soci, per intenderci.
Dal vivo, però, come testimonia anche la scaletta del concerto al Nürburgring di venerdì sera (dove era annunciato - ma poi ha disertato - l'ex chitarrista dei gunners Izzy Stradlin), resta comunque garantito l'effetto nostalgia: dalle introduttive Welcome to the jungle, It's so easy e Mr. Brownstone fino alla conclusiva Paradise city, passando attraverso le immancabili November rain, Sweet child o' mine, Patience e le cover di Live and let die e Knockin' on heaven's door. Qua e là fanno poi capolino le canzoni di Chinese democracy, il nuovo album di inediti che dovrebbe uscire in autunno: in tutta franchezza, niente di indimenticabile.
Ma i motivi di interesse del Gods of Metal (ingresso 55 euro; si inizia a metà mattina) non si esauriscono con gli «scavezzacollo» californiani. C'è per esempio da registrare la reunion degli Alice in Chains, storico combo di Seattle dell'era grunge. Grunge monolitico e scurissimo, influenzato in maniera decisiva dal metal.
Il loro album d'esordio, Facelift(1990), fu davvero speciale: merito del canto psicotico di Layne Stanley (morto per overdose nel 2002), delle roventi distorsioni di chitarra di Jerry Cantrell e dell'incedere truculento e marziale della sezione ritmica composta da Michael Starr (basso) e da Sean Kinney (batteria). Gli Alice in Chains (Cantrell, Kinney e il nuovo bassista Mark Inez) saranno all'Idroscalo con due rinforzi: il cantante William DuVall e, scherzo del destino, l'ex Guns N'Roses (oggi Velvet Revolver) Duff McKagan, nelle vesti di secondo chitarrista.
Nel programma odierno segnaliamo inoltre le esibizioni dei Korn (anche per loro unica data in Italia) e dei Deftones (in arrivo il nuovo disco), che rappresentano il filone più innovativo del nu-metal, con un largo consenso di pubblico, soprattutto fra gli under 30. Completano il cast, gli statunitensi Stone Sour, Bloodsimple, Benedictum e 10 Years; e, ancora, i Soulfly dell'ex frontman dei brasiliani Sepultura Max Cavalera, gli svedesi Hellfueled e i britannici Dragonforce.