Gli ayatollah iraniani: aboliamo la lapidazione

L'annuncio arriva dal portavoce del ministero della giustizia. Ma l'ultima parola spetta ai Guardiani della Rivoluzione. La riforma del codice penale, voluta dal governo e all'esame del parlamento, cancella il taglio della mano per i ladri

Marta Allevato

Sotterrati fino alla vita gli uomini, fino al collo le donne, martoriati con sassi di «dimensioni giuste», che non provochino una morte immediata, ma lenta e dolorosa. Se riesci a liberarti, però, hai salva la vita. Sono le norme che in Iran regolano la lapidazione, la pena comminata ad adulteri e prostitute. Ora, sotto la spinta delle pressioni internazionali per il rispetto dei diritti umani, il regime di Teheran potrebbe eliminarla dal codice penale.

Secondo la stampa locale, la magistratura iraniana ha sottoposto al Parlamento un disegno di legge per abolire la lapidazione come metodo di esecuzione dei condannati a morte. La commissione Affari legali sta discutendo l'adozione della nuova norma, che sarà poi sottoposta all'esame dei parlamentari. Il definitivo via libera dipenderà, però, dal Consiglio dei Guardiani - organismo che ha la supervisione su tutta la legislazione iraniana - il quale può anche porre il veto sul provvedimento.

Tre giorni fa il portavoce della magistratura, Ali Rezha Jamshidi, ha riferito che al momento è stata sospesa l'esecuzione della pena capitale per lapidazione di molti condannati, mentre per quattro di loro la pena è stata sostituita dalla fustigazione o dal carcere. Secondo il quotidiano riformista Etemad, che cita Jamshidi, l'ultima versione del codice penale iraniano non contempla né la lapidazione, né l'amputazione. A luglio un’organizzazione per i diritti umani aveva sollevato a livello internazionale il caso di otto donne e un uomo accusati di adulterio e condannati a morte per lapidazione e richiesto ufficialmente alle autorità la sospensione dell'esecuzione. Anche l'Unione Europea si era associata alla richiesta, ma non è chiaro se queste nove persone siano tra quelle per le quali la pena è stata sospesa.

La legge iraniana prevede la pena di morte per i reati di omicidio, stupro, rapina a mano armata, traffico di droga e adulterio. Nel dicembre 2002 l'ayatollah Shahroudi, capo del potere giudiziario, ha disposto una moratoria delle esecuzioni per lapidazione. Nonostante ciò, l’anno scorso un uomo è stato giustiziato nel nord-ovest del Paese e gruppi per i diritti umani hanno registrato altri due casi nel maggio 2006. Molte, inoltre, le sentenze di lapidazione pronunciate dai giudici e poi, provvisoriamente non applicate.

Quello rivelato da Jamshidi, però, al momento non è altro che l’annuncio di una promessa di riforma. Ora la comunità internazionale si aspetta che seguano azioni concrete. Il regime iraniano non è nuovo a promesse non mantenute. La tattica del «prendere tempo» con dichiarazioni poi contraddette dai fatti è usata da anni anche sulla delicata questione del nucleare.