Gli ayatollah scatenano la milizia Assaltata l’ambasciata italiana

«Morte all’Italia! Morte a Berlusconi!». Questo urlava il centinaio di scalmanati, identificati come basiji (i più violenti ed estremisti tra i miliziani del regime islamico iraniano), che ieri pomeriggio hanno dato l’assalto all’ambasciata italiana a Teheran. A due giorni dall’anniversario della Repubblica islamica e dalle preannunciate manifestazioni dell’opposizione guidata da Mir Hossein Mousavi il clima nella capitale dell’Iran si sta surriscaldando. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha riferito che i miliziani erano travestiti da civili e che i danni sono stati modesti perché la polizia ha impedito un assalto vero e proprio, ma ha sottolineato la gravità dell’episodio e ha espresso «preoccupazione», anche perché i miliziani hanno strappato la targa con la scritta «Via Roma» gridando che la parola Roma non sarebbe più dovuta comparire in territorio iraniano. Frattini ha inoltre disposto che domani, alle celebrazioni ufficiali dell’anniversario della Repubblica islamica, non partecipi il nostro ambasciatore a Teheran.
Venti minuti di lanci di pietre e slogan minacciosi sono stati il prologo di piazza (ma chiaramente approvato dall’alto) dell’azione di protesta ufficiale contro il nostro governo condotta da quello iraniano: l’ambasciatore Alberto Bradanini è stato convocato al ministero degli Esteri dove gli è stata consegnata una nota di protesta per il discorso pronunciato dal premier Berlusconi durante la sua visita in Israele della scorsa settimana. In particolare è stato criticato il passaggio in cui Berlusconi ha detto che è nostro «dovere sostenere e aiutare l’opposizione» nella Repubblica islamica. Frattini ha precisato, riferendosi alle frasi pronunciate dal capo del nostro governo, che «noi ci siamo limitati a dire che sono frasi in cui tutta l’Italia crede profondamente». In serata la Tv di Stato iraniana ha anche accusato Frattini di «non portare rispetto ai basiji».
I miliziani del regime iraniano non si sono limitati ad assaltare l’ambasciata d’Italia. Ieri a Teheran episodi simili sono avvenuti anche davanti alle sedi diplomatiche di Francia, Germania e Olanda. Per questo Frattini ha detto che si sta valutando una reazione comune a livello europeo. L’ambasciata italiana, ha detto il ministro, resterà comunque aperta nella cruciale giornata di domani: «Vogliamo che le nostre ambasciate siano attive - ha detto - e possano testimoniare quanto sta accadendo a Teheran. Non si potranno tollerare le scene di civili innocenti picchiati dalla polizia». Proprio ieri la Tv di Stato iraniana ha sostenuto che la nostra ambasciata «ha dato rifugio a facinorosi» durante le recenti manifestazioni contro il regime.
Tutto questo avviene mentre il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha scelto di portare fino in fondo la sua provocazione al mondo intero facendo trasmettere dalla televisione pubblica l’avvio della produzione di uranio arricchito al 20 per cento nell’impianto di Natanz. Una notizia preannunciata, ma che mostra la volontà iraniana di distruggere le residue prospettive di negoziato sul programma nucleare di Teheran e che ha suscitato diverse reazioni. In particolare, accelera il lavoro delle diplomazie occidentali per arrivare all’imposizione di dure sanzioni economiche all’Iran. Il presidente Usa Barack Obama ha detto che l’Iran «ha scelto una strada non accettabile» e ha chiesto agli alleati che le sanzioni Onu siano «significative» e vengano imposte «presto». Perfino la Russia, sempre possibilista verso Teheran, ha ammesso ieri che il nuovo annuncio iraniano rende «valide» le preoccupazioni dell’Occidente, ipotizzando che alla sfida iraniana si potrebbe rispondere con qualcosa di più che semplici negoziati. Ma Mosca sottolinea al tempo stesso l’importanza di prevenire una guerra contro l’Iran, rischio che per Nikolai Patrushev, segretario del Consiglio di sicurezza russo, è «teoricamente esistente». Resta invece sulle sue note posizioni la Cina, che invita a perseguire ancora l’improbabile strada del dialogo con l’Iran e che fa capire una volta di più che porrà il suo veto alle sanzioni in Consiglio di Sicurezza.