Le aziende agricole prediligono il «nero»

Sono 5.212 le aziende che hanno evidenziato irregolarità nel corso delle 11.908 ispezioni effettuate, nell’anno 2006, dalle 5 direzioni provinciali del Lavoro del Lazio.
Più esattamente, 8.194 ispezioni hanno riguardato la regolarità amministrativa e contributiva con 3.138 aziende risultate irregolari (il 38,29 per cento di quelle esaminate, mentre nel 2005 tale tasso era stato del 45 per cento). I contributi non pagati e recuperati hanno avuto un ammontare di oltre 23 milioni che si aggiungono agli 88 milioni di contributi evasi accertati dall’Inps e ai 12 milioni dell’Inail. Altre 3.215 ispezioni, invece, hanno accertato il rispetto della normativa in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, con 2.074 aziende accusate di almeno un’irregolarità (64 per cento delle aziende sottoposte ad ispezione). I dati sono stati presentati presso la direzione regionale del Lavoro in via De Lollis. Delle oltre 11mila ispezioni, 4.536 sono state effettuate su richiesta di sindacati o lavoratori, le restanti su iniziativa dell’ispettorato a seguito di un’attività di intelligence svolta da Ispettorato del lavoro e Comando dei carabinieri Tutela del lavoro in settori giudicati particolarmente a rischio, come edilizia e agricoltura. Nelle 3.138 aziende che hanno evidenziato irregolarità contributive, sono stati identificati oltre 6mila lavoratori irregolari, una media di 2,1 lavoratori per azienda.
Nel 2005 la media era stata di 1,3. Rimane il punto dolente del basso numero di ispettori: 120 circa a Roma, e una ventina per ognuna delle altre province laziali.
L’indagine rivela che nel settore agricolo su 422 aziende ispezionate sono risultate irregolari 251 (quasi il 60%). Il 60 per cento dei 1327 lavoratori controllati è risultato irregolare, di cui 399 completamente in nero. In edilizia, 2.908 aziende sottoposte ad esame, 1817 irregolari (62,48 per cento). I lavoratori irregolari sono risultati 1.123 su 7.367 (15,24 per cento).