Per le aziende deciderà il nuovo governo

Per il fallimento delle aziende la rivoluzione è pronta. Ma ora tutto dipende dal nuovo governo giallo-verde. Nell'ottobre dell'anno scorso è stata definitivamente approvata in Parlamento la legge delega per la riforma della legge fallimentare. A guidare la commissione, che ha lavorato per tre anni, è stato l'ex commissario Consob e magistrato Renato Rordorf, considerato un maestro del diritto dell'economia. Anche le bozze dei tre decreti delegati sono state consegnate al Ministero della Giustizia. Poi, però si è bloccato tutto. Le elezioni e la mancanza di un governo nella pienezza delle sue funzioni hanno consigliato di aspettare. Anche se il tempo, viste le scadenze tecniche necessarie, non abbonda: la delega dura solo un anno, prorogabile, pare, di due mesi

«La riforma è frutto di uno sforzo importante, sarebbe un vero peccato se si dovesse ricominciare da capo», dice Manuel Del Linz, avvocato e dottore di ricerca all'Università di Bologna. «Tra le novità ce n'è una che rende bene la filosofia delle nuove norme: i termini fallimento e fallito non ci sono più. Sono considerate definizioni obsolete che sottolineano una stigmatizzazione sociale di chi è andato in dissesto. Al loro posto si usa l'espressione liquidazione giudiziale: crisi e insolvenza vengono considerati momenti fisiologici nella vita di un'impresa».

Un'altra novità significativa riguarda l'introduzione di una fase preventiva di allerta. «L'imprenditore stesso o agli organi di controllo dell'azienda, revisori e collegio sindacale, devono attivarsi se vedono arrivare problemi non più gestibili», dice Del Linz. «L'emersione e la soluzione della crisi sono affidati a un organismo di composizione del tutto simile a quello che interviene nelle crisi di sovraindebitamento individuali».