Aziende laziali in crisi Secondo la Federlazio «la pressione fiscale è stata determinante»

Frena la piccola impresa del Lazio. Lo accerta il presidente di Federlazio, Massimo Tabacchiera, nel corso della sua relazione sui dati dell’Indagine congiunturale sullo stato di salute delle Pmi del Lazio, relativi al primo semestre di quest’anno, presentati ieri mattina.
«Nel primo semestre del 2007 emerge un affievolimento del tono congiunturale complessivo del sistema delle piccole e medie imprese del Lazio, con un arresto di quella progressione che, invece, avevamo registrato negli ultimi tre semestri». «Questo segnale - spiega ancora Tabacchiera - desta una preoccupazione in più anche perché è imputabile esclusivamente ad un raffreddamento del mercato interno». Per il presidente di Federlazio, alla luce di questa situazione, anche lo scenario futuro si preannuncia negativo. «Sul fronte delle previsioni a breve, gli imprenditori interpellati dalla nostra indagine, nutrono scarsa fiducia nelle capacità del mercato domestico di poter fare da volano al sistema produttivo, mentre invece si dicono più ottimisti rispetto alla loro capacità di far fronte alle richieste del mercato estero. E questo afferma Tabacchiera - nonostante ancora il Consiglio Regionale non abbia licenziato la legge sull’internazionalizzazione».
Tabacchiera, nella sua relazione, individua le cause di questo rallentamento in primo luogo «nella pressione fiscale, sia nel quadro del confronto europeo, sia in relazione con la qualità dei servizi che vengono offerti in cambio. Ma in realtà - prosegue - ciò su cui vorremmo richiamare l’attenzione è la debolezza della politica per quel che concerne la sua capacità di fare realmente programmazione e governo dello sviluppo. Le imprese sono portate a vedere nella pubblica amministrazione più un oppressore da cui doversi difendere, che non un partner su cui poter contare».
«Nessuna meraviglia - commenta il capogruppo di Forza Italia, Alfredo Pallone -. Chi semina vento, raccoglie tempesta. Da un governo che ha seminato solo tasse sul terreno dello sviluppo con aumenti dell’Irap e della Tarsu, che ha prodotto un sistema fiscale da Stato di polizia, che ha arrestato la competitività del territorio, non potevamo certo attendere una crescita del Prodotto interno lordo. Le imprese del Lazio, attanagliate dalla forbice Prodi-Marrazzo, sono quelle che pagano per una mancanza di strategia di sviluppo. Tra deficit sanitari, congelamento della crescita, instabilità di governo, il Lazio pare in permanente pericolo di bancarotta».