Aziende metalmeccaniche: 2010 di crisi Cassa integrazione in crescita del 24%

La crisi si fa ancora sentire. Sarà il colpo di coda, saranno le conseguenze dei tagli. Fatto sta che è aumentato del 24 per cento rispetto allo scorso anno il ricorso agli ammortizzatori sociali nel settore metalmeccanico lombardo. Da gennaio a novembre 2010, le ore totali di cassa integrazione nel settore metalmeccanico della Lombardia sono state infatti oltre 157 milioni, con un aumento del 24 per cento rispetto alle 126 milioni nello stesso periodo del 2009. Questi i dati raccolti dalla Fiom Cgil regionale, che fa il bilancio (sulla base dei dati Inps) dei primi 11 mesi di quest’anno confrontandoli con quelli del 2009.
Le ore totali di cassa integrazione del metalmeccanico rappresentano più della metà delle ore complessive di tutti i settori. In tutta la Lombardia, infatti, nei diversi comparti (tra i quali tessile, chimico, dei trasporti, etc) tra gennaio e novembre 2010 sono state 296 milioni le ore di cassa integrazione effettuate, con un aumento del 25 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Quel che ci preoccupa maggiormente - spiega Mirco Rota, segretario della Fiom Cgil Lombardia - non è soltanto l’aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali che abbiamo avuto nel corso del 2010, ma il fatto che la cassa integrazione straordinaria abbia superato quella ordinaria e che ci sia stata una crescita del ricorso alla cassa integrazione in deroga. Consideriamo che -aggiunge Rota- soltanto a novembre di quest’anno le ore di cassa integrazione in deroga sono state 1, 7 milioni e hanno rappresentato il 32 per cento del totale».
Per salvare i posti di lavoro e limitare il più possibile chiusure e licenziamenti incoraggiando la ripresa, la Regione Lombardia ha avanzato alcune richieste al governo: stabilire criteri di ripartizione delle risorse economiche, che destinino il 50 per cento delle stesse risorse alle Pmi, evitare la «concorrenza sleale» delle regioni a statuto speciale nei confronti di quelle a statuto ordinario. E scoraggiare la tentazione di delocalizzare le imprese verso Paesi neo comunitari, dove i costi di produzione sono più bassi.