Le aziende: «La sfida è innovare, qualità prima di tutto»

Ripartire dopo la crisi. Made expo darà risposte importanti sulle prospettive congiunturali del settore e, per promuovere una cultura del costruire che sia di qualità e tenga d'occhio il portafogli, gli addetti ai lavori puntano sul calcestruzzo. «Il mercato italiano sta attraversando una fase asfittica - spiega Davide Cipolla, amministratore delegato di Cifa - ma la nostra azienda continua a investire per rispondere alla domanda che c'è nel Paese e all'estero, con l'obiettivo di soddisfarla attraverso un'attenzione sempre maggiore alla ricerca, allo sviluppo e alla sostenibilità ambientale. Noi, per esempio, esporremo un mescolatore per impianti di betonaggio, vale a dire il cuore tecnologico dell'impianto, che garantisce una qualità migliore al calcestruzzo prodotto. A Made expo collabora anche Atecap (l'associazione dei nostri clienti) e noi saremo presenti anche per sensibilizzare l'attenzione a produzioni di maggiore qualità, anche perché, in Italia è prevalente l'utilizzo di impianti senza mescolatore. Il messaggio è questo: innovare per avere un materiale di maggior qualità. Pochi oggi sono incoraggiati a investire, ma la direzione in cui muoversi è questa. Nei giorni durante la fiera è in programma una nuova riunione dell'Osservatorio Calcestruzzo: il risultato che ci attendiamo è un orientamento deciso verso l'incentivazione all'utilizzo del mescolatore negli impianti in cantiere».
«In un contesto economico rivoluzionato dalla crisi - riflette Paolo Salvadori - ceo di LE ORU Spa, Concrete machinery division di Imer group - non può che essere complicato trovare risorse. Situazioni come queste necessitano di una forza, di una spinta che sono più facili da ottenere se si prova a uscire dalla dimensione del singolo per entrare in quella di sistema. La presenza associativa ha il dovere di creare quelle sinergie e attirare le attenzioni delle istituzioni sul problema che attraversa un intero settore. Imer group non poteva far mancare il suo supporto in un contesto che rappresenta in questo momento un'occasione in più di rilancio. Alle porte di un evento importante come Expo 2015, il Made deve rappresentare il punto di svolta per l'intera filiera».
Il momento certamente è delicato: «Uno dei più difficili dal dopoguerra - spiega ancora Salvadori -. La difficoltà delle aziende di pianificare un percorso nel medio periodo a causa di una variazione continua e repentina di tutto il business ha reso complicato trovare la giusta via d'uscita dall'impasse. Contrazioni dei volumi, diminuzione dei margini, limitato accesso al credito hanno selezionato il tessuto imprenditoriale rivoluzionando aziende e modello di business». «Alcuni segnali lasciano presagire l'avvio di una ripresa a due velocità - conclude - le aziende che già in periodo pre-crisi avevano diversificato business e presenza fuori del contesto nazionale sapranno sfruttare al meglio la crescita che si profila all'orizzonte. Purtroppo, non potrà esserci un eguale incremento della forza lavoro: la tendenza, e forse anche l'esigenza, di delocalizzare le produzioni porterà a incrementare i livelli occupazionali, ma non sempre nel Paese d'origine. La ripresa produrrà effetti diversi di quelli a cui eravamo abituati».