Le aziende Usa decise a investire in Italia

Luigi Cucchi

La ricerca ha un ruolo strategico nello sviluppo economico. Investire in ricerca significa far crescere l'industria farmaceutica all'interno del Sistema Paese. Queste le convinzioni dell’Italian american pharmaceutical group (Iapg), il gruppo che riunisce le aziende farmaceutiche americane operanti in Italia, che ha radunato a Roma economisti ed industriali del settore.
«Il volume di affari realizzato dalle industria farmaceutiche americane presenti in Italia - afferma Massimo Scaccabarozzi, presidente del gruppo - è di 5,5 miliardi di euro, pari al 30% dell'intero settore italiano. La distribuzione sul territorio è capillare: ci sono nove stabilimenti di produzione nel Centro-Nord e otto al Centro-Sud. A Milano, Pomezia e Catania si trovano nostri tre centri di ricerca. Nelle aziende dello Iapg operano 17.500 addetti: di questi, ben 8.200 si occupano di produzione e ricerca, settori ai quali abbiamo già destinato 1,15 miliardi di euro negli ultimi 3 anni (650 milioni in investimenti e spese in ricerca e sviluppo, 500 per il miglioramento e l'ampliamento di stabilimenti produttivi). Dati, questi, che offrono la misura di quanto l'innovazione sia al centro della nostra filosofia di impresa».
«Le aziende farmaceutiche multinazionali e nazionali - ha precisato Sergio Dompé, presidente di Farmindustria - rappresentano un patrimonio per il Paese. Occorre intervenire per attrarre più investimenti in ricerca e sviluppo e nella produzione, accrescere la collaborazione con le autorità regolatorie, interagire con le Regioni su progetti congiunti. Valorizzando i punti di forza del nostro Paese, si creano le condizioni per attrarre maggiori investimenti: nel 2005 abbiamo registrato investimenti per oltre 1 miliardo, in ricerca e sviluppo, e altrettanto in produzione». «Trascurare la ricerca e lo sviluppo - aggiunge Giuliano Cazzola, economista esperto in problematiche previdenziali e occupazionali - sarebbe un errore gravissimo non solo per l'Italia, ma anche per qualsiasi Paese europeo.
Secondo il Rapporto Barroso, negli Stati dell'Unione europea, un incremento compreso tra l'1,9 e il 3% della quota del prodotto interno lordo destinata alla ricerca e allo sviluppo, determinerebbe una crescita dello stesso Pil pari all'1,7, da oggi al 2010, con evidenti riflessi sul fronte occupazionale». «Abbiamo nel nostro Paese studiosi e centri di ricerca eccellenti, ma per poter attrarre in Italia gli investimenti internazionali - ha affermato Francesco Granata, responsabile per l’Europa di Schering Plough - è fondamentale un mercato con regole stabili ed un quadro di riferimento certo. Le procedure di autorizzazione per i nuovi farmaci sono state accelerate, ma devono essere ancora più tempestive».