Azionario più leggero per la «correzione»

Oggi solo due parole sui mercati. Pur confermando che questo ciclo rialzista includerà probabilmente anche l’intero 2007 e che i prezzi azionari sulla base degli ultimi già noti non sono da «bolla», ci sembra inevitabile che una correzione sia fisiologica e non lontana. Approfitteremmo per alleggerire l’azionario e per riacquistare probabilmente a prezzi più bassi più avanti.
Approfondiamo invece i numerosi articoli che la grande stampa ha dedicato a temi a noi più che cari: 1) la teoria dei cicli; 2) le correlazioni tra eventi vari e mercati; 3) la «cabala». Cominciamo con il New York Times, dove il 31 ottobre tale Paul J. Lim scrive un pezzo dal titolo «Buon compleanno, bull market» che è un insulto alla famosa teoria di Dow sui «bull» e «bear markets» e anche a molti dati storico-statistici. Anche se fossero in pochi a dedicarsi a questa parte importante della finanza, pensiamo sia doveroso, quanto meno, chiarirne le linee fondamentali perché il giorno in cui sarà ben più diffusa si sappiano distinguere i «copiatori» da chi ha contribuito a costruirla con costanza, fatica e passione.
Innanzitutto cominciamo con il chiarire che un «bull market secolare» è un mercato che, risalendo la china da una profonda precedente caduta, riesce a risuperare i vecchi massimi «storici» e dà il via a un nuovo ciclo di rialzo di molti anni. Analogamente un «bear market secolare» è un mercato che corre per anni e anni sotto i massimi precedenti. Come quello attuale. Tutti gli altri movimenti al rialzo e al ribasso che non abbiano queste caratteristiche sono chiamati impropriamente così, ma in realtà sono solo cicli medi di 3,5 anni all’interno dei «secular bull o bear market»; di questi l’ultimo è sempre stato positivo.
Tra gli esperti citati da Lim ve ne sono per fortuna due che sanno di che cosa parlano. Mr. Arnott, presidente della Research Affiliates, sostiene che, tenuto conto dell’inflazione, il prossimo «bull market» potrebbe riapparire tra 15 anni (eguagliano il 1929-1951); noi abbiamo sempre ipotizzato il 2016. Il secondo, Mr. Stovall, stratega capo della S&P, paragona questo mercato a quello del 1974-1979: durò cinque anni con performance dell’S&P del 38%, 21%, -8%, +7%, +7% rispettivamente nei singoli anni: totale +65%. Dal 2002 al 2007: +34%, +8%, +7%, +12% (circa), +7% ipotizzato per il 2007: totale +68%.
Sul Corriere del 13 novembre M. Teresa Cometto cita un ciclo «nuovo»: quello del terzo anno del mandato presidenziale che dal ’47 è sempre stato positivo. Quindi anche il 2007. Questo è vero, ma la teoria che sottende da questo risultato è ben più ampia. È la teoria del «ciclo dei quattro anni» che comprova come nel secondo anno delle elezioni presidenziali i mercati tocchino i minimi per i successivi quattro anni. Ad esempio il minimo di giugno 2006 sarà il minimo fino al secondo anno del nuovo presidente, ossia il 2010; ci sono state tre eccezioni dal 1939, più volte citate.
Infine, una nota di buonumore. Giovanni Turani insiste su Repubblica a credere in mille giorni di crescita e successi per l’Italia (sugli Usa in un mese è passato da «nero» a «pallido rosa»). Ricordando altre previsioni analoghe, purtroppo alla vigilia della Guerra del Golfo, lo abbiamo spesso usato come «indicatore» alla rovescia. Per questo: auguri sinceri di imbroccarci: per lui, per i risparmiatori e per noi che possiamo continuare a goderci la sua penna, forse un po’ imprudente ma certo brillante.