Azouz ci ripensa: "Voglio restare in Italia"

Azouz Marzouk fa ricorso contro il decreto di espulsione, esce dal carcere dopo 13 mesi per spaccio ed è di nuovo show. Il primo bersaglio: "Castagna mi ha deluso. Gli ho stretto la mano un mese fa. E poi nessun rapporto"

Vigevano - Libero. Libero di criticare: «La famiglia Castagna mi ha deluso». E di promettere: «Farò il bravo, voglio cancellare l’immagine sbagliata che molta gente si è fatta di me, ma voglio anche ricominciare a vivere». Libero, magari, di tornare nell’anonimato. E, quindi, si spera, di non far parlare più di sé. Se non fosse per evitare agli italiani la stessa crisi di rigetto che i francesi hanno cominciato inesorabilmente a provare per Carla Bruni. Sono le 10 e 52 minuti del penultimo giorno dell’anno, quando Azouz Marzouk, 29 anni, marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, due delle vittime della strage di Erba, lascia il carcere di Vigevano.

Fine pena. Un’altra parentesi. La parentesi di tredici mesi di detenzione che racchiude una storia di spaccio di droga, che il controverso tunisino, dalla faccia da attore e dal look griffato, si è lasciato ieri alle spalle. Un’occasione per ripartire davvero, dopo la nebulosa nera che gli ha cambiato la vita: l’assassinio della famiglia che si era fatto in Italia e la sentenza di ergastolo, inflitta dalla Corte di Assise di Como, a Olindo Romano e Rosa, ritenuti colpevoli di quella strage.

La solita nidiata di giornalisti e le telecamere, ad attenderlo. E l'immancabile, bionda presidentessa che, mesi fa, si era inventata un fan club tutto per a lui, subito pronta a saltellargli intorno come una adolescente all'arrivo del suo boy-friend. È raggiante Azouz Marzouk, berretto di lana nero e giaccone aperto su una polo modaiola. Così, prima di infilarsi nell'auto dei suoi legali, Roberto Tropenscovino e Renato Panzeri, e far rotta verso una località del Torinese, ospite di amici, legati al fan club di cui sopra, i suoi pensieri scivolano via leggeri nell'aria umidiccia della campagna vigevanese. Il processo sulla strage? «È stata tutta una sofferenza, fin dal primo giorno. Anche se io non ha mai tradito emozioni, perché non so piangere davanti alla gente. Piango quando nessuno mi vede». L'ergastolo a Olindo e Rosa? «Sono soddisfatto. E ancor di più soddisfatto per la loro separazione. Mi spiace solo che adesso gli hanno dato la possibilità di incontrarsi anche se si trovano in due carceri diverse». E i Castagna? «Mi hanno deluso non voglio spiegare perché, capiranno loro. Ho stretto la mano a Carlo Castagna, dopo la sentenza perché io rispetto tutti, chi mi saluta lo saluto. Penso che sia una battaglia che abbiamo vinto entrambi. Per questo gli ho stretto la mano. Penso che sia una cosa che riguarda me, lui, la famiglia Frigerio, tutta Italia. Oltre quella stretta di mano non ci sono più stati rapporti».

Intendiamoci, se Azouz come dicono i suoi legali ha saldato il suo conto con la giustizia, non è detto che adesso si trovi davanti un percorso in discesa. Vuole rimanere in Italia almeno fino al processo d'appello «per avere giustizia per mia moglie, mio figlio, mia suocera, per Valeria Cherubini e per Mario Frigerio», ma non è detto che ci riesca. Perché la pena accessoria chiesta e ottenuta dal pm Astori, lo stesso del processo di Erba, prevede l'espulsione dal nostro Paese. Una misura contro la quale i suoi legali hanno fatto ricorso in Cassazione. Ma la Suprema Corte non si esprimerà che in primavera. Nel frattempo, a complicargli i progetti di residenza, in maggio gli è scaduto il permesso di soggiorno e non è escluso che gli possano notificare un nuovo ordine di espulsione. Così il low profile sarebbe più che mai d'obbligo per il fin troppo chiacchierato e chiacchierone tunisino che, nella parte del vedovo inconsolabile, nonostante tutti gli sforzi, non è riuscito a convincere proprio tutti (ricordate le sconcertanti confidenze fatte ad una amica con cui si intratteneva in auto, puntualmente intercettate dai magistrati comaschi?).

E così, anche «se ora Azouz è maturato» come tiene a sottolineare l'avvocato Tropenscovino è altrettanto vero che il legale gli ha saggiamente e pubblicamente consigliato di trascorrere un periodo «lontano da occhi indiscreti, soprattutto dalle telecamere, fino a quando non sarà chiaro e stabilito se sarà effettivamente libero di muoversi per un tempo determinato o indeterminato». Ce la farà a tornare solo e semplicemente un Azouz Marzouk come tanti, l'uomo che Fabrizio Corona stava per lanciare nel firmamento dello star-system nelle stesse ore in cui a Zaghouan in Tunisia stava seppellendo sua moglie suo figlio?

Ce la farà a scrollarsi di dosso clamore e sorrisi smaglianti? In carcere a Vigevano riceveva ogni giorno decine e decine di lettere di donne adoranti. Il suo fan club vuole organizzare per lui una serata-evento. Temiamo nuove puntate di questo surreale sequel.