Azouz oggi interrogato dal gip L’avvocato: «Ma non risponderà»

da Erba

«Mi è apparso tranquillo. Non molto loquace, ma va capito il suo stato d’animo di queste ore. E poi non è vero che ha fatto lo sciopero della fame ha rifiutato il cibo solo il primo giorno».
Così l’avvocato Roberto Tropenscovino commenta all’uscita dal carcere di Vigevano l’incontro avuto ieri con Azouz Marzouk, il tunisino, indiretto protagonista della strage di Erba, arrestato sabato scorso con l’accusa di appartenere ad un’organizzazione di trafficanti di droga. Secondo quanto riferisce il legale «Marzouk ha ribadito ancora una volta la sua innocenza dicendo che si tratta di un clamoroso abbaglio. È sicurissimo di poter dimostrare l’inconsistenza delle accuse. Che a mio avviso per quanto lo riguarda, non reggono: ci sono solo sei o sette intercettazioni telefoniche che risalgono al 2004-2005, quindi prima che venisse arrestato la prima volta».
Poi una polemica, nemmeno troppo velata, con gli organi d’informazione: «Le frasi intercettate e diffuse dai media - sottolinea il legale - sono solo pruderie giornalistiche. Si è voluto soltanto mettere in evidenza aspetti tali da mettere in cattiva luce Azouz. Tutti hanno dimenticato, o quasi, di scrivere che si professa innocente. Che con il giro di droga non c’entra nulla».
Tropenscovino sottolinea poi «che da quelle frasi non emerge assolutamente nulla di penalmente rilevante». E oggi alle 10.30 il legale dovrà essere di nuovo a Vigevano, stavolta per presenziare all’interrogatorio di garanzia davanti al gip Giulia Pravon, delegato dal collega comasco Luciano Storaci. Ma probabilmente, come preannuncia il suo difensore «Azouz si avvarrà della facoltà di non risponder». Entro domani poi saranno anche interrogate le altre persone raggiunte sabato dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere, tranne la cognata di Azouz, lei agli arresti domiciliari, che sarà sentita in Tribunale a Como venerdì mattina.
Intanto prosegue la caccia ai due persone, anche loro tunisine, sfuggite agli arresti. Uno di loro, considerato elemento di spicco, potrebbe aver fatto perdere le proprie tracce fuggendo proprio verso la madrepatria.
Intanto dal carcere Olindo Romano, in carcere con la moglie Rosetta Bazzi per la strage di Erba, commenta: «Erano anni che lo dicevamo. Dovevano arrestarlo prima».