Le azzurre in crisi si affidano al buio

Gius, Costazza, Ceresa e Moelgg (in dubbio) a caccia del podio sperando nella luce artificiale

nostro inviato ad Åre

Ancora due slalom, oggi quello femminile e domani quello maschile, più l’improbabile prova a squadre di domenica mattina, e i Mondiali di Åre andranno in archivio con tanti nuovi campioni. Appuntamento sulle Alpi per ben due edizioni, nel 2009 a Val d’Isère in Francia e nel 2011 a Garmisch in Germania dove la coppa del mondo uomini dovrebbe riprendere il 24 e 25, neve permettendo visto che in Baviera piove. Tra i due appuntamenti, i Giochi 2010 a Vancouver in Canada. Tre eccezioni: il norvegese Svindal (doppio oro, discesa e gigante), la svedese Paerson (tre: discesa, superG e combinata, out in gigante) e l’austriaca Hosp, prima in gigante, unico titolo vinto dall’Austria.
La nazionale biancorossa sta allo sci alpino come il Brasile al calcio: è la favorita d’obbligo di ogni prova. Avere raccolto finora la «miseria» di un oro, due argenti e tre bronzi, ha gettato nello sconforto la nazione. E consola ben poco l’argento di Fritz Strobl in superG, dopo il disastro in discesa. Ha fallito Hermann Maier, classe 1972, che dopo il settimo posto in superG aveva dato appuntamento a tutti in discesa, salvo poi concluderla 13°; lo ha imitato Michel Walchhofer, 1975, che si era offeso per avere dovuto sottostare alle selezioni, salvo poi piazzarsi 15° e lo stesso Strobl, coetaneo di Herminator, ormai ribattezzato Terminator, è arrivato al traguardo della discesa con il fiatone come le vecchie glorie nella loro gara, 22° che per un austriaco è inimmaginabile. Allo svizzero Cuche, anni 32, terzo in gigante, hanno chiesto cosa ne pensi della crisi austriaca e lui ha riso: «Penso che l’Austria ha avuto così tante giornate felici nella sua storia, che se per un po’ non vince non mi dispero. E non lo penso solo io». In gigante peggio ancora. Maier, chiudendo con il 21° tempo, ven-tu-ne-si-mo, è stato il meno lento. Klammer, il kaiser della discesa anni Settanta, seduto accanto a re Gustaf di Svezia si è raccomandato di non togliere il traguardo «prima di mezzanotte per vedere se almeno un austriaco riusciva ad arrivare fino in fondo».
In slalom le ultime chance di rivincita anche se una Julia Mancuso, italo-americana, è già ripartita per gli States. È rimasto invece Bode Miller («Io però nemmeno volevo venire perché non avevo il giusto feeling per questi campionati»), mentre è partito Maier che ha scoperto che gli anni passano pure per lui: «Sono stanco», la frase-verità che ne contiene una seconda: «Una volta ero quello che faceva le curve più strette, gli sci di oggi invece curvano da soli e io non faccio più la differenza». Ma tra lui e uno Svindal, stessi sci Atomic ai piedi, ci sono anche dieci anni di differenza, dicembre ’72 e dicembre ’82. Qualcosa vorrà pure dire come certe cosce di atleti che sembrano materia perfetta per l’anti-doping al punto che lo stesso presidente della federscì internazionale, lo svizzero Gianfranco Kasper, si è messo a ragionare alla Andreotti: «Certe muscolature fanno pensare e destano sospetti anche in assenza di prove. Prevedo scandali sia nello sci alpino sia nel salto solo a controllare tutti più spesso possibile». Nel mirino l’ormone della crescita. In circonferenza, non in altezza.