Gli azzurri avvisano Nedved «Non provare a tuffarti...»

Il milanista: «Lo conosciamo bene, lui gioca così. Ma qui gli arbitri fischiano meno». E il compagno scherza: «Se ci prova, lo picchio»

Marcello Di Dio

nostro inviato a Duisburg

Rispetto per le sue indubbie qualità calcistiche, ma anche timore per la sua fama di cascatore. E aria di rivincita per qualcuno, come Gattuso che nell’ultimo Milan-Juventus di campionato fu cacciato dal campo proprio per un fallo su di lui dopo un’acerrima battaglia. Gli azzurri aspettano la sfida diretta con Pavel Nedved, crocevia della qualificazione nel girone. «Non mi piace l’idea di giocare contro i miei amici, avrei preferito evitarla», disse il calciatore ceco dopo il sorteggio di Lipsia. Perché Nedved è ormai un italiano d’adozione, come dimostrano le dieci stagioni trascorse nella nostra serie A tra Lazio, che lo strappò alla concorrente Psv Eindhoven dopo lo splendido Europeo del ’96, e Juventus.
Proprio a Nedved e alla sua Nazionale, la squadra di Lippi chiede spazio per proseguire l’avventura mondiale. E tanto per rendere la vigilia un po’ più piccante, una stoccata allo juventino arriva da Andrea Pirlo, che lo ha affrontato tante volte in campionato. «Lo conosciamo bene, gioca da tantissimo in Italia – dice il centrocampista rossonero -. Le cadute? È il suo modo di giocare, lui è fatto così. Ma qui in Germania si fischia molto meno, deve stare attento, magari cambia tipo di gioco...». Avvertenza: non fare scherzi perché la posta in palio è troppo alta. Ma si sa, di fronte alla possibilità di conquistare un posto negli ottavi al Mondiale, ogni mezzo può essere lecito. Anche se gli arbitri, in questi tempi di tolleranza zero, tengono gli occhi e le orecchie ben aperte.
«Non è vero che è un cascatore, ma se ci prova ci penso io, magari con una bella botta alla caviglia...»; è il messaggio scherzoso che gli invia Gianluca Zambrotta. Suo compagno di stanza e di tanti ritiri con la Juventus («si sveglia sempre presto, abituato com’è ad accompagnare i figli a scuola la mattina»), potrebbe trovarselo di fronte se Lippi decidesse di impiegare il bianconero sulla fascia destra. «Pavel non è uno che si butta, semplicemente è il suo modo di giocare – dice ancora Zambrotta -. Non l’ho ancora sentito, probabilmente lo farò prima della partita di giovedì. Come preparerà la sfida con l’Italia? Correndo anche in albergo...».
Nedved aveva lasciato la nazionale in polemica con il ct Bruckner. Non gli erano andate giù le critiche ricevute dopo l’Europeo in Portogallo per il mancato accesso alla finale. Ci era tornato, convinto dallo stesso Bruckner che aveva dovuto fare un clamoroso dietrofront, per aiutare la Repubblica Ceca a guadagnarsi il Mondiale. Il suo avrebbe dovuto essere un ritorno a gettone, due partite contro la Norvegia e basta. Ma poi Pavel ci ha preso gusto e la sera del 16 novembre 2005 a Praga, ottenuta la qualificazione con il secondo 1-0 agli scandinavi, ha deciso che in Germania ci sarebbe stato anche lui. «Il cuore mi dice di andare - raccontò quella sera il centrocampista della Juventus - però le gambe mi dicono di no, sono già un vecchietto». Alla fine Pavel ha detto di sì, perché a un Mondiale non si rinuncia mai. Era il suo obiettivo, come quello di «alzare la Coppa con le grandi orecchie con la Juventus». E anche per questo aveva deciso di concentrarsi solo sul club, rinunciando alle partite del girone eliminatorio con la sua Nazionale.
Il suo primo, e probabilmente ultimo mondiale visto che lo gioca a quasi 34 anni, passerà dunque attraverso l’Italia. Destino ha voluto che la partita di Amburgo sia diventata quella decisiva per il passaggio del turno di una o dell’altra squadra. «Senza Koller sarà un problema», disse dopo la vittoria con gli Usa nella sua prima sfida mondiale. Nedved ha invece deciso di restare in silenzio alla vigilia del match con gli azzurri: lui all’Italia fece già un gol in quel bellissimo europeo del ’96 quando la Repubblica Ceca arrivò a un passo dalla gloria, ma fu beffata dalla Germania e dal golden gol di Oliver Bierhoff, ora uno dei “boss” di questo Mondiale. L’ex ragazzo prodigio di Cheb, Pallone d’Oro 2003, vuole fare uno scherzo a Lippi. Magari senza cadere nella tentazione di ingannare l’arbitro.