Azzurri in Calabria Rizziconi in festa

Rizziconi (Reggio Calabria) Balotelli, Marchisio e Pazzini a tirare palloni lì, proprio sotto il loro naso, nel campetto del paese. Neanche nei sogni più belli i ragazzini di Rizziconi sarebbero riusciti ad immaginare la grande festa che all’ora di pranzo ha accolto gli azzurri in un piccolo centro sportivo tra gli ulivi secolari della piana di Gioia Tauro, sul campo in erba sintetica sorto sulle terre confiscate alla ’ndrangheta che ne voleva fare una discarica per il malaffare e ora non accetta di lasciarlo al divertimento di giovani calciatori. Gli azzurri a lanciare un segnale di legalità, a dire chiaro e tondo a un migliaio di giovani che li coccolavano ed applaudivano di non cadere nella trappola delle cosche.
Tripudio per la nazionale italiana. Mille bambini hanno inneggiato anche ai grandi assenti: Cassano e Rossi. Ma applausi anche per Buffon e gli altri. Poi un saluto particolare al «testimonial della Calabria» Gennaro “Ringhio” Gattuso. Applausi e poi parole che devono diventare concrete per non finire nel nulla. C’erano anche i genitori del piccolo Gabriele, ucciso a dieci anni su un campo di calcio mentre assisteva alla partita del padre. Una pallottola vagante destinata ad un picciotto gli ha tolto la vita.
Applausi e tanta speranza per far sì che questa terra cambi registro e inizi a vivere. Quel campetto di contrada Li Morti confiscato alle ’ndrine simboleggia la rinascita. Un’atmosfera ben diversa dalla Rizziconi mesta che ha vissuto da lontano gli echi della presenza della nazionale di calcio e che non ha risparmiato neanche le polemiche per un’iniziativa considerata più mediatica che utile. Da queste parti la mafia, la ’ndrangheta, fanno davvero paura, uccidono per una sgarbo oppure per un semplice sguardo. «Questa giornata è uno schiaffo, per loro: non lo accettano, è sicuro che risponderanno», è il commento di don Luigi Ciotti, il fondatore dell’associazione Libera, promotore della giornata. «Ma la lotta alla mafia, alle mafie - ha ricordato - si fa a Roma, in Parlamento».
«Abbiamo fatto un'opera giusta, era un dovere morale presenziare anche per un senso di responsabilità che dobbiamo avere soprattutto in occasioni come queste - dice Gigi Buffon -. Credo che il grimaldello di tutto sia migliorare la nostra cultura e conoscere appieno la storia di ogni realtà. Questo può smuovere le coscienze per battere la criminalità».
E «non mollate, non mollate mai» è il coro da tifosi usato da Cesare Prandelli prima di chiudere la domenica speciale della nazionale. «Ha ragione don Ciotti - aggiunge il ct prima di riprendere la via di Roma -: questa gente non va lasciata sola. C’è un domani, daremo continuità a questa giornata, spero che le cose cambino. Andiamo via arricchiti, colpiti dalla partecipazione dei giovani. Sono convinto di aver contribuito a una giornata storica. Aver insistito per portare la nazionale di calcio qui è motivo d'orgoglio: non è solo una sfida, ma un modo per cominciare un cammino importante per questa terra e per l'Italia».