Azzurri, verso il confronto

Luca Rocca

Le acque non si calmano in Forza Italia. La crisi emersa dopo l’elezione di Michele Baldi a capogruppo in consiglio comunale, che però sembra venire da molto più lontano, non trova per ora un adeguato sbocco e non appaiono sufficienti le parole pacate usate proprio da Baldi negli ultimi giorni. Dopo la presa di posizione del coordinatore romano, Giampiero Sodano, che ha parlato di «masochismo del partito» e definito un errore la scelta del capogruppo avvenuta a maggioranza e non all’unanimità, Baldi non ha voluto replicare e si è limitato a dire che «in questo momento sto studiando le carte per prepararmi il lavoro da svolgere in consiglio comunale con tutta la squadra di Fi». Alla domanda sull’opportunità di eleggere un capogruppo a maggioranza quando, secondo la versione che ne ha dato Sodano, anche il coordinatore nazionale Fabrizio Cicchitto aveva auspicato l’unanimità, Baldi non ha dubbi: «Non mi risulta che Cicchitto abbia mai parlato di unanimità», ha replicato. Sereno sembra essere invece Davide Bordoni, altro consigliere comunale con un buon pacchetto di voti, che afferma: «Basta coi comunicati stampa, non è così che si risolve il problema. Occorre un tavolo di discussione per ricominciare a parlare seriamente di politica. Chi lo deve creare, lo faccia». Per il momento, però, di tavoli non c’è nemmeno l’ombra, ma a sperarci sono in molti, compreso Alessandro Vannini, presidente del consiglio del XVIII municipio, che interviene nella polemica con toni duri ma anche di apertura. Vannini si è autosospeso da Fi e in questi giorni sta dando vita a una sorta di partito, per ora solo «virtuale», che si chiama «Partito della Libertà con Silvio Berlusconi». Il nome è già chiarificatore. Vannini, infatti, dice di rispecchiarsi totalmente in Fi e nel Cavaliere, ma che le condizioni per lavorare nel partito stanno venendo meno. E accusa la classe dirigente del partito, ma non quella «ufficiale», costituita da Sodano e da Beatrice Lorenzin, coordinatrice regionale, ma quella a suo dire «occulta», composta da Antonio Tajani, eurodeputato, Giorgio Simeoni, neo deputato e Alfredo Antoniozzi, candidato alla carica di vicesindaco nella recente sfida contro Veltroni, accusati da Vannini di essere anche all’origine della debacle elettorale. «Quello che sta succedendo è di una gravità inaudita – spiega Vannini – non si tiene conto che, nonostante il grosso calo del partito, ci sono consiglieri che hanno raddoppiato i loro voti, come ad esempio Fabio De Lillo, che però è inspiegabilmente e continuamente bistrattato». Secondo Vannini «l’elezione di Baldi è stato un errore, avrebbe almeno dovuto fare un po’ di purgatorio, visto che fino a non molto tempo fa faceva parte di An e ha ragione Sodano quando dice che così potremmo complicare i rapporti con quel partito». Per l’esponente azzurro, dunque, «sarebbe stato giusto mettere De Lillo in quel ruolo». Che fare ora per appianare i dissidi e ricominciare a fare politica? «Non dico che Baldi debba rimettere il mandato, anche se il suo comportamento è stato una delusione – sottolinea Vannini - ma almeno si intavoli una discussione seria per programmare il futuro». Alla domanda sul perché Baldi abbia accettato il ruolo di capogruppo, pur sapendo, si suppone, di andare incontro al dissenso di alcuni suoi amici, Vannini risponde senza giri di parole: «Ha messo la sua ambizione personale davanti a tutto il resto».