In azzurro è sempre un giallorosso sbiadito

Buona prova per Riise. Altra figuraccia per Mexes e la sua Francia

Tre romanisti (Alberto Aquilani, Daniele De Rossi e Marco Cassetti) in azzurro. E con loro un laziale (ma anche ex romanista) come Angelo Peruzzi, al debutto come colletto bianco nella fortunata nazionale griffata Marcello Lippi, nata sulle ceneri di quella di Roberto Donadoni (e dunque senza Christian Panucci, che caratterialmente non piace al commissario tecnico viareggino) e con la speranza (da parte dello stesso Lippi) che uno fra De Rossi o Aquilani possa prendere per mano la sua creatura fino ad accompagnarla in Sudafrica.
Eppure i riflettori del calcio romano stavolta si devono per forza puntare sul balcanico Mirko Vucinic, che nella sfida Montenegro-Bulgaria (terminata 2 a 2) ha messo a segno un calcio di punizione che se fosse capace di riproporlo all’Olimpico con la maglia giallorossa i tifosi farebbero con tutta probabilità l’invasione di campo. Beninteso, per festeggiarlo e non per creare disordini. Al diciassettesimo della ripresa, di destro, la punta ha infilato l’angolino alla sinistra del portiere avversario. Un tiro imparabile, una rete da applausi, mentre degli altri romanisti impegnati oltre confine va sottolineata l’ordinaria amministrazione mostrata da John Arne Riise a Oslo nel corso di Norvegia-Islanda (2-2) e l’errore di Philippe Mexes che ha causato il rigore (poi messo a segno da Ivanschitz) nella disfatta transalpina a Vienna, Austria-Francia 3 a 1.
A Larnaca non è piaciuto (ma è un eufemismo) neanche il romanista Cassetti (entrato comunque a freddo complice l’infortunio di Gamberini), apparso una statua di sale in occasione del pareggio cipriota siglato da Aloneftis. Ma in una partita dove tutti (Di Natale, Buffon e Camoranesi a parte) sono stati sotto la sufficienza, si può anche soprassedere.
Assente l’acciaccato Aquilani, l’onore romanista è stato parzialmente salvato da Daniele De Rossi, ancora lontano comunque dai suoi standard abituali. Ma per il centrocampista di Ostia il discorso è diverso rispetto agli altri, i fatti di cronaca delle ultime ore che hanno svelato la doppia vita del suocero non l’hanno certo aiutato: ha bisogno di tranquillità e certamente si dovrà rimboccare le maniche per scavalcare questo momento.
Il discorso si sposta poi sul manager Peruzzi. Certo, c’è chi lo rimpiange ancora come portiere e si chiede, osservandolo ancora in forma, perché abbia smesso di giocare. Il quesito resta senza risposta, ma la sensazione è che da manager ricalcherà gesti da applausi, come quelli strappati in tutti gli stadi dove ha giocato. Per restare in casa-Lazio, non va poi dimenticata la prestazione di Goran Pandev, trascinatore della sua nazionale in Macedonia-Scozia (1 a 0). E ha giocato bene anche Juan Pablo Carrizo, subentrato all’infortunato Abbondanzieri al trentesimo minuto di Argentina-Paraguay. Sì, Claudio Lotito quest’anno non ha sbagliato la scelta del portiere e il fatto stesso che le contestazioni della tifoseria laziale siano diminuite rispetto alla scorsa stagione (mentre sono aumentati gli abbonati) lo dimostra in maniera perfetta.
Finale dedicato a un doppio ex, Zdenek Zeman, che durante il fine settimana delle eliminatorie mondiali s’è visto recapitare la lettera di licenziamento: la dirigenza della Stella Rossa, ultima in classifica con un punto, otto in meno rispetto agli storici rivali del Partizan Belgrado, primi a punteggio pieno, l’ha messo alla porta. Sono tempi duri per gli scomodi, coraggiosi innovatori.