Azzurro tenue

Le notizie del giorno sono due, due incastrate in una come una matrioska. Sfiliamo la prima: la Nazionale di Lippi, giovane e lunatica, sbarca agli ottavi, liberandosi in volo da Amburgo, con un paio di squilli di tromba, 2 a 0 sulla Repubblica Ceca dell’imperiale Nedved. La seconda è questa: gli attesi deferimenti non incidono sugli estri degli azzurri, indirettamente coinvolti. Anzi, semmai stimolano prove da incorniciare. Buffon, il portiere della Juve, è il muro di gomma dinanzi al quale rimbalzano lo scatenato Nedved e le sue disperate schioppettate. Inzaghi, uno dei centravanti del Milan, è il terminale puntuale di un elettrico contropiede che scodella il 2 a 0 finale, cancellando ogni ansia per la qualificazione. Giornata da ricordare, allora, per il calcio italiano. Nel bene, l’azzurro tenue di Amburgo (risultato eccellente, gioco e performance di alcuni notabili, Totti su tutti, al di sotto della sufficienza) come nel male (consegnato alle stampe il plico voluminoso dei deferimenti per lo scandalo). Sono le due frontiere entro le quali si dibatte l’esistenza tormentata del club Italia da un mese a questa parte: il mondiale spalancato davanti agli occhi, sulla testa la mannaia di squalifiche clamorose, storiche, per club famosi e pieni di scudetti prossimi alla retrocessione in serie, illecito l’infamante accusa. I ritocchi di Lippi allo schieramento base, fuori Toni, con le gomme sgonfie, dentro Camoranesi, non producono effetti strepitosi sull’orchestra. Sono gli episodi, favorevoli, a decidere e mettere gli azzurri sulla strada di Kaiserslautern, sede della prossima sfida, lunedì 26 giugno contro l’Australia. Nonostante quella partenza colma di infausti presagi: l’infortunio a Nesta, per esempio, uno dei rari fuoriclasse del gruppo, sostituito da Materazzi. E invece gli dei sono dalla parte di Lippi, per una volta. Proprio l’interista, salito in cielo come Bubka, firma l’1 a 0. Polak si fa espellere mirando la caviglia ferita di Totti e da quel momento, fine del primo tempo, in undici contro dieci diventa meno complicato frenare le galoppate di Nedved. Dietro gli episodi, le luci, in qualche caso abbaglianti, come Buffon e Cannavaro, Pirlo e Inzaghi, Materazzi, il nucleo storico di questa Nazionale impreziosita dai precari, vengono prima delle ombre. Incarnate dal campione dimezzato, Totti insomma. Il quale batte un colpo, tra stenti evidenti: suo l’angolo che permette a Materazzi di cancellare giudizi impietosi, delusioni ripetute. Con una difesa così, si può reggere a robuste spallate, se in attacco il ct insiste su Gilardino e Inzaghi, la provvista di gol è garantita.
Da grigio e tempestoso, il mondiale dell’Italia volge improvvisamente al bello. Perché adesso il tabellone può riservare una sequenza non certo infernale: Australia alla prossima, Spagna o Ucraina nei quarti. Il Brasile, evitato puntualmente, può spuntare solo in finale, a Berlino, il 9 luglio.
Il listino dei deferimenti preparato da Palazzi quasi in contemporanea col secondo sigillo azzurro di Amburgo, contiene una sola novità fondamentale, riguarda il Milan. Adriano Galliani, vice-presidente esecutivo del club berlusconiano, deve rispondere di violazione dell’articolo 1 del regolamento di disciplina, comportamento sleale, e non di illecito sportivo, articolo 6. Rischia una squalifica e perciò s’è dimesso da presidente della Lega professionisti ma la posizione del Milan è meno pesante. La società non deve rispondere di responsabilità diretta, il capo di accusa più grave, quello che porta alle retrocessioni, ma solo di responsabilità oggettiva per il coinvolgimento di Meani, l’accompagnatore degli arbitri, tesserato ma non dirigente di via Turati. Sulle spalle delle altre società, Juventus in prima fila, Fiorentina e Lazio, con presidenti o dirigenti di primo piano coinvolti, Giraudo e Moggi, i fratelli Della Valle e Lotito, pesa invece il doppio macigno, responsabilità diretta e oggettiva. Che lasciano indovinare il verdetto di Caf e Corte federale: scudetti revocati, serie B con penalizzazione per i bianconeri, rischio retrocessione per Fiorentina e Lazio, penalizzazione per il Milan. Il teorema di Borrelli (c’era il sistema Juve e c’era il sistema Milan, Galliani ordinava e Meani eseguiva) risulta così smontato da Palazzi, il procuratore federale. Meani è l’unico accusato di reiterati episodi di corruzione, una sola partita nel mirino, contro una striscia impressionante della Juventus, e almeno 2-3 di Fiorentina e Lazio. Conta anche questo.