BÉJART ALLA SCALA «Il mio regalo a Gianni è una danza dell’anima»

A dieci anni dalla tragica scomparsa di Versace, l’amico coreografo lo ricorda oggi con un balletto inedito

Tanti flash. Un primo mattino dell'89 all'aeroporto di Parigi. Lui, Gianni Versace, con la barba lunga e la festosa affabilità di chi ama il suo prossimo e si dimentica di essere un mito. La sera prima Maurice Béjart aveva potuto avere al suo fianco al Grand Palais l'amico fraterno in occasione del debutto di 1789 et nous, creazione per i 200 anni delle Rivoluzione francese. Un giorno dell'87 al Théâtre de Beaulieue di Losanna. Gianni ci trascina attraverso lo spazio ancora inesplorato e si ferma davanti a una ragazza che ha il tempo di alzare gli occhi. Sta ricamando a mano, a uno a uno, tutti i tutù di Léningrad. Il primo titolo di Béjart per la nuova patria elvetica e la nuova compagnia, il Béjart Ballet Lausanne. Il coreografo aveva appena lasciato Bruxelles e il suo storico Ballet du XXème Siécle. La ragazza è Donatella, infaticabile e in adorazione. In quell'occasione Gianni avrebbe poi vestito di bianco e di nero le danzatrici e i danzatori del défilé di presentazione alla città. E quindi avrebbe consegnato al nuovo titolo, appunto Léningrad, le mille fogge e i mille colori della Russia: da Pietro il Grande e di Lenin. Un pomeriggio sul treno per Losanna. È il '92 e l'angoscia di Gianni è tangibile. Jorge Donn, bello e dolce, musa e compagno di Béjart, se n'è andato. Sulle sue ceneri Maurice in lacrime leggerà Rilke. Poi tante mattine e tante sere qualunque a parlare nella superba reggia milanese di Versace, tra lo sfarzo di quell'arredamento neoclassico che costituiva il suo orgoglio. E poi tante notti a teatro. Come l'83 di Lieb und Leid di Joseph Russillo. O, più tardi, l'87 della Salomè di Bob Wilson con costumi Versace. Allora i due interpreti della filosofia e del gusto sociale si sono già conosciuti. Béjart e Versace sono due in uno, si leggono nel pensiero. Gianni è rapito dell'instancabile travaglio intellettuale di Maurice, un maestro di vita, uno che si cerca attraverso la danza, «arte del XX secolo». Ma assieme vede nel teatro una specie di superlaboratorio: «Per me il teatro è arricchimento culturale, ma anche una sorta di sala prova per la moda, perché permette di creare in libertà, affrancati dai problemi della commercializzazione». L'intesa è miracolosa. Prendiamo il Dionysos scaligero dell'84, nell'immensità del Palasport trasformato in teatro greco. Il costume rosso sangue ispirato a Shiva è il ricordo più vivo che conserviamo. Mentre quella coreografia che fa danzare l'anima antica del coreografo strappa al costumista ispirati bianchi giglio e elegiaci écru sacrificali. E non sarebbero stati da meno i 450 costumi (tanto bianco e nero) realizzati da Versace per Malraux, nell'86, quando Béjart omaggia l'amico permettendogli una sfilata di danzatrici sulle note della Mondschein Sonate di Beethoven. La bicromia, una griffe. Il bianco e nero di Malraux lo ritroviamo in Pyramide del '90, dove coreografo e costumista disegnano una armonica sinfonia di triangoli, cerchi, piramidi, bassorilievi e papiri. E la stessa bicromia nel '97 segna Presbytère. Il titolo più amato e ripreso di Béjart. Perché è un inno alle spavalde pulsioni della giovinezza. Che ama e non teme. La terribile malattia, l'Aids, farà morire i suoi ragazzi a decine. Ma quando Maurice e Gianni inventano per loro teli, bare e obitori e, con un incredibile coup de théâtre, richiamano in vita Jorge Donn, che danza proiettato a tutto campo, non sanno che dopo pochi mesi e l'ultimo titolo assieme, Barocco Bel Canto, una assurda mano assassina avrebbe ucciso anche Gianni. Oggi sono dieci anni. Così Maurice è tornato ancora una volta alla Scala per celebrare un rito commosso alla memoria. Questa sera Grazie Gianni con amore richiama tra noi lo stilista-artista («un sarto», diceva lui) che è rimasto nel cuore di tutti. L'omaggio è una coreografia in due parti. Nella prima, sotto forma di medley, alcuni balletti di Béjart con i costumi firmati Versace. Nella seconda una creazione per la quale Donatella, la ragazza indaffarata di Losanna diventata Donatella Versace, realizza i costumi tra i quali dei capi in ciniglia che copriranno il volto delle ballerine.