Baarìa, Lourdes e Lebanon I favoriti per il Leone d’oro

Chi vincerà a Venezia? Il toto-Leoni è gioco molto amato dai cronisti nel giorno
della vigilia. Facciamolo pure, sapendo che di rado ci si prende.
Perché, ragionevolmente, le giurie non si fanno guidare dalle stellette
dei critici pubblicate dal daily del festival

Venezia - A bordo di una confortevole barca, ieri pomeriggio la giuria presieduta da Ang Lee è andata a farsi un giretto in laguna per mettere a punto il verdetto finale. Vai a sapere se è vero. Magari, invece, i sette giurati sono rimasti rintanati tutto il giorno al Des Bains, il mitico hotel di Morte a Venezia dove è sceso anche Hugo Chávez, cercando di trovare un accordo decente, senza isterismi alla Wim Wenders 2008, sui film da premiare. Del resto, siamo al Lido, mica sulla Croisette: oggi a ora di pranzo si saprà più o meno tutto, con buona pace della cerimonia di chiusura, (madrina Maria Grazia Cucinotta), ripresa in diretta da Rai4 di Carlo Freccero, che sarà cinefila ma la vedono in pochi.

Chi vincerà? Il toto-Leoni è gioco molto amato dai cronisti nel giorno della vigilia. Facciamolo pure, sapendo che di rado ci si prende. Perché, ragionevolmente, le giurie non si fanno guidare dalle stellette dei critici pubblicate dal daily del festival (a proposito: ridateci Ciak in Mostra e le vignette di Stefano Disegni!) né dai minuti di applausi più o meno gonfiati. Non è un segreto che il cinema italiano, quest’anno presente in forze con quattro titoli in gara, punti al Leone d’oro. L’ultimo, attribuito al poco esaltante Così ridevano di Gianni Amelio, risale al 1998, undici anni fa. Magari l’avrebbe meritato, nel 2003, il coraggioso Buongiorno, notte di Marco Bellocchio, ma la giuria diretta da Mario Monicelli preferì dirottare altrove il massimo premio, e non s’è mai capito perché (Giancarlo Leone, allora amministratore delegato di Raicinema, promise che non avrebbe più mandato i suoi film a Venezia, poi si rimangiò tutto).

E dunque: sarà il giorno di Baarìa? A Medusa, che l’ha realizzato investendoci un mucchio di soldi (tra i 25 e i 30 milioni di euro), ci sperano molto. E chissà che i due giurati italiani Liliana Cavani e Luciano Ligabue non si impegnino in tal senso. Un premio importante aiuterebbe l’uscita del kolossal di Tornatore e sancirebbe la vitalità artistica-produttiva del nostro cinema. Ma l’esperienza insegna che il Leone d’oro, chissà per quali meccanismi di natura anche psicologica, premia quasi sempre gli ultimi titoli del concorso. Da questo punto di vista, sull’orlo del gran finale, due titoli potrebbero sconvolgere i pronostici che fino a ieri davano favoriti Lourdes di Jessica Hausner, Lebanon di Samuel Maoz e Life during wartime di Todd Solondz. I due outsider dell’ultim’ora sono (sarebbero) il filippino Lola di Brillante Mendoza e il francese Mr. Nobody di Jaco Van Dormael. Mentre, pur molto festeggiato per il tono lieve e divertito, il turco-tedesco Soul Kitchen di Fatih Akin difficilmente riuscirà a imporsi nel serioso palmarès. Ma, appunto, sono congetture. Come quella che dà Ang Lee, due volte Leone d’oro a Venezia negli ultimi anni (I segreti di Brokeback mountain e Lussuria), particolarmente colpito dall’esordio alla regia dello stilista gay Tom Ford con A Single Man. Vedremo.

Intanto, senza l’ambizione di centrare il bersaglio, il Giornale ha raccolto l’opinione di alcuni critici qui al Lido. Luca Giannelli, di La7, tifa ad esempio per Life during wartime e Il cattivo tenente, non si meraviglierebbe se vincesse Baarìa, che non gli piace, e definisce «strana», da sufficienza, la selezione ufficiale: «Nel senso che non ci sono brocchi ma nemmeno film sorprendenti, indiscutibili». Paolo Mereghetti, del Corriere della Sera, invece ha trovato il suo capolavoro e l’ha scritto a chiare lettere: Persécution di Patrice Chéreau, in subordine Lourdes, Lola e Lebanon. Precisa: «Migliori attori Margherita Buy per Lo spazio bianco e Colin Firth per A Single Man». Claudio Carabba di Magazine non ha dubbi: «concorso truccato» a favore di Baarìa, che infatti dà, alla maniera delle scommesse, a 1 e mezzo, quindi ben piazzato. Il suo Leone è Mr. Nobody. Proprio il film più detestato da Fabio Ferzetti del Messaggero, gran tifoso dell’iraniano Men without women e dell’americano Life during wartime. Parla di pari merito tra Lourdes e Survival of the dead Valerio Caprara del Mattino. Quanto al nostro Cabona, predilige, in sequenza, Lourdes, Lebanon e Lola. «Francamente non vedo attori e film italiani meritevoli. Il premio patriottico mi fa un po’ orrore», attacca. «Allora meglio Michael Moore, che farà sempre lo stesso film, ma almeno non ti annoia».