Una Babele con 43 varchi

Che confusione, questo Ecopass! E non parlo dei problemi per pagarlo o per capire in quale diavolo di classe è la nostra auto. No, parlo della confusione politica e ideologica. Ricapitoliamo. L'Ecopass era - ma in forma diversa, come ticket - nel programma della Moratti: tutta la Cdl d'accordo. Poi però, al momento di passare ai fatti, ecco i distinguo e i dissensi: mugugni in Forza Italia - il più rumoroso è la bocciatura pubblica e senza appello del predecessore Albertini -, un quasi no di An, un no deciso della Lega, che vuole un referendum, oltre che, ovviamente, del centrosinistra. Finalmente la cosa si fa.
La maggioranza manda giù il rospo, l'opposizione non ci sta. Tutta l'opposizione? Niente affatto, perché quella dura e pura rappresentata dal manifesto, pensate un po', plaude. Arrivando, il romanissimo «quotidiano comunista», a fare un titolo - udite, udite - in milanese: «Piutost che niènt, l'è mej piutost». Cioè, questo Ecopass non è un granché «ma ci piace lo stesso. Perché da qualche parte bisogna pur cominciare». L'anima verde dei compagnucci più rossi approva. Come si comporteranno ora quei consiglieri comunali vicini alla linea del manifesto, tipo Basilio Rizzo? Chissà che imbarazzo.
Comunque applausi alla compagna Letizia da quella sinistra estrema che la detestava da ministro dell'Istruzione e, prima ancora, da presidente della Rai. E i giornali «amici» di centro-destra, allora? Be', le nostre perplessità non le abbiamo nascoste. Libero, poi, ha fatto una campagna che più ostile non si può. Insomma, chi sta con chi? Che pasticcio. O forse è solo l'effetto della «trasversalità della questione ambientale», caso più unico che raro. Speriamo.