«Baby Belinelli pronto per la Nba» Parola di Repesa

Il coach croato dello scudetto punta sui giovani della Fortitudo: «Valgono le stelle cedute in estate»

Francesco Rizzo

Il 2005 ha inciso nella pietra del basket bolognese il secondo scudetto della Fortitudo in nove finali disputate dal 1996, spumante stappato in gara4 a Milano dal tiro di Douglas a fil di sirena, ma sei mesi dopo le canottiere con la «F» scudata sono ancora in testa al campionato, e con un bilancio attivo in Eurolega, malgrado la squadra sia stata rivoluzionata. Capitan Basile a Barcellona, Smodis e lo stesso Douglas in Russia, in campo un gruppo infarcito di ragazzi nati dopo il 1980: dal prodigio locale Belinelli all'abruzzese Mancinelli, da Lorbek a Becirovic.
Chi non è cambiato è l'uomo al timone, Jasmin Repesa, 44 anni, prossimo allenatore part-time della sua Croazia, già capace di vincere almeno un titolo con club di tre Paesi diversi, il Cibona Zagabria e i turchi del Tofas Bursa prima della Bologna biancoblù, dove è sbarcato nel 2002. È sempre arrivato alla finale italiana e nel 2004 ci è riuscito pure in Eurolega, perdendo dal Maccabi. «Repesa è un tipo molto duro ma molto fedele con noi», si spende per lui la guardia Usa Green. Che ha studiato pedagogia e qualcosa di metodi educativi deve sapere.
Avete rifatto la squadra eppure siete sempre primi: il segreto?
«I programmi della società prevedevano un altro taglio del budget, ma nello sport non arriva in fondo chi ha più soldi, bensì chi è un vincente. Abbiamo cercato giocatori che fossero persone oneste, che avessero fame di vincere e voglia di migliorare. E dato ancora più spazio ai nostri giovani, che sono cresciuti già l'anno scorso, anche se resta non facile ottenere da loro concentrazione costante. Non ci aspettavamo il rendimento attuale, ma ci abbiamo creduto. E abbiamo già vinto la Supercoppa».
Addio alla Fortitudo baciata dalla fierezza romantica della sconfitta...
«Non voglio una squadra che si adagi sul mito delle sue sventure. Anche se abbiamo una tifoseria unica proprio perché abituata a soffrire».
Lei ha detto: la parola d'ordine è vincere: ne consegue una situazione di stress.
«Ho abbastanza esperienza per capire quando devo stressare la squadra per farla reagire. Io, invece, non sono stressato. Aspetto di arrivare a 50 anni...».
Il basket secondo Repesa.
«Difesa molto aggressiva dove tutti danno il massimo, giocando insieme e correndo in attacco per provare a segnare canestri facili».
Chi è un allenatore di A? Un manager o ancora un insegnante?
«Un po' tutto, dipende dalla squadra. Con questa Fortitudo devo essere più insegnante. In una squadra come Roma o Milano bisogna essere un po' più manager, perché ci sono giocatori maturi».
A proposito di Milano: in giugno finalista, oggi in crisi...
«Resta una delle favorite, con Treviso e Roma: non è abituata a giocare sia in campionato sia in Eurolega e non trova un rendimento uniforme».
Vedremo Belinelli o Bargnani di Treviso nella Nba?
«Andranno nella Nba, ma devono percorrere il loro cammino senza fretta, per arrivare all'appuntamento quando saranno pronti. Sono già fortunati a giocare in patria, in un campionato che, con quello spagnolo, resta il più bello e il meglio organizzato in Europa».
Cosa pensa della battaglia sul numero di italiani in campo?
«Lascio la questione ai politici».
Chi è stato il personaggio 2005 del basket?
«Il tedesco Dirk Nowitzky che gioca a Dallas, ma è tornato con entusiasmo in nazionale. Un esempio per i nostri giovani, anche perché viene da un mondo pieno di stelle che prendono tanti soldi ma restituiscono poco».
Allenerebbe la Virtus?
«Io penso solo a come vincere ancora con la Fortitudo».