Le baby-bulle costano 30mila euro ai papà

Stangata per i genitori di due ragazzine della "Gabber Mafia" che hanno
picchiato e derubato una coetanea. Il giudice condanna le famiglie a
risarcire la vittima: "È stata colpa loro, non hanno saputo educare le
figlie"

«Noi siamo della Gabber Mafia»: senza tanti giri di pa­role, e quasi vantandosene, le due ragazzine si erano pre­sentate così dai carabinieri di Crescenzago, quando erano state convocate, qualche an­no fa, per rispondere delle te­lefonate di minaccia a una co­etanea. Ora, il tribunale di Mi­lano ha condannato quelle due stesse ragazzine a pagare quasi trentamila euro di dan­ni per un altro atto di bulli­smo, ancora più violento, ai danni di un’altra coetanea colpevole solo di avere guar­dato «con insistenza» una di loro. Anche stavolta, le due af­fermano di avere agito in no­me della Gabber Mafia: che, nella sentenza, viene indica­ta come un «movimento ado­­lescenziale di estrema destra in vigore tra i giovani», ma è anche il nome di un gruppo musicale, ed è probabilmen­te anche una sigla usata libe­ramente nell'universo del bullismo giovanile. Le due fanciulle della Gab­ber Mafia ora sono diventate maggiorenni.Per l’aggressio­ne alla ragazzina, la giustizia penale le ha già perdonate, avendole affidate all’esame dei servizi sociali che le han­no giudicate positivamente. Ma davanti al tribunale civile il conto di quella aggressione è arrivato adesso. A pagare i danni saranno le due amiche e le loro famiglie, accusate di non averle sapute educare. E il giudice, con una decisione non ovvia, ha stabilito che a pagare debba essere anche il padre di una delle due, anche se ormai separato dalla mo­glie: anche se l’uomo non vi­veva più con sua figlia, secon­do il giudice, continuava co­munque ad avere l’obbligo di farsi carico della sua educa­zione. E se non ha saputo fare il suo dovere di padre è giusto che ne risponda anche econo­micamente. La vittima dell'aggressio­ne, F.R., aveva denunciato ai carabinieri di essere stata at­ti­rata dalle due quindicenni ad un appuntamento, con la scu­s­a di farle conoscere un ragaz­zo: ma una volta arrivata era stata aggredita violentemen­te dalle due, che le rimprove­ravano di avere guardata una di loro qualche giorno prima «in modo insistente» e di aver­la presa in giro. Nonostante le sue scese, le avevano ruba­to tutti i soldi e il cellulare e la avevano presa a calci e pugni. Le due, «presentatesi negli uf­fici della stazione dei carabi­nieri, dichiaravano in manie­ra minacciosa di appartene­re al movimento Gabber Ma­­fia, tenendo inoltre un com­portamento aggressivo che non denotava pentimento per quanto accaduto». Ciò nonostante, i giudici penali avevano ritenuto che non fos­se il caso di infierire. Ma a quel punto l’avvocato di F.R., Giovanni Grillo, ha fatto cau­sa sia alle due bulle che alle loro famiglie per ottenere il ri­sarcimento dei danni fisici e morali. Il tribunale, nella per­sona del giudice Rossella Fi­lippi, ha riconosciuto alla vit­tima un risarcimento di 27mi­la euro, più gli interessi e le spese. E a versare la somma dovrà essere anche il padre separato di una delle bulle, perché «la separazione giudi­ziale dei coniugi non fa venir meno il dovere educativo del genitore dotato di potestà ge­nitoriale e non convivente, dovere che dovrà manifestar­si in forme e contenuti diversi ma che rimane comunque at­tuale »