Baby calciatori annegati: Juve sotto accusa

da Torino

La Procura di Torino ha emesso cinque avvisi di garanzia nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Alessio Ferramosca e Riccardo Neri, i due giocatori delle giovanili della Juventus annegati ieri nel centro sportivo di Mondo Juve a Vinovo. Riguardano l'amministratore delegato della società bianconera, Jean Claude Blanc, l'allenatore della formazione Berretti, Maurizio Schincaglia, l'allenatore dei portieri, Lorenzo Frison, l'amministratore delegato della Semana (la società che gestisce Mondo Juve), Renato Opezzi il dirigente Alessandro Sorbone, responsabile del personale, in qualità di datore di lavoro dei due ragazzi.
«Gli avvisi di garanzia sono un atto dovuto - affermano i legali dello studio Chiusano che tutelano la Juventus - a garanzia delle persone e sono necessari per eseguire gli accertamenti nell'ambito dell’inchiesta».
Una notizia che ha reso la giornata ancora più plumbea. Grigia. Triste. E il centro sportivo di Vinovo, casa della Juventus, appare ancor più desolato. Entrano ed escono carabinieri e vigili del fuoco, fin dalle prime ore della mattina: raggiungono il laghetto artificiale dove venerdì sera hanno incredibilmente perso la vita due giovani della formazione Berretti della Juventus, Alessio Ferramosca e Riccardo Neri. L'intera area è stata posta sotto sequestro da parte della magistratura, ma nelle palazzine il personale della Juventus ha continuato a lavorare. La Juve è smarrita, la città anche: una tragedia di questo tipo è davvero difficile da accettare.
Intanto i carabinieri della compagnia di Moncalieri, che conducono l'indagine affidata ai pubblici ministeri Gabriella Viglione e Alberto Benso, hanno anche effettuato riprese filmate rese impossibili dal buio di venerdì notte. La pm Viglione ha nominato un perito per verificare che all'interno dello Juventus Center siano stati rispettati tutti i canoni di sicurezza. La ricostruzione dei fatti non pare in ogni caso poter riservare sorprese, nonostante la disgrazia non abbia avuto testimoni oculari: dopo l'allenamento i due diciassettenni si sono fermati a giocare sul campo, con Ferramosca impegnato a bersagliare di tiri in porta il suo amico e compagno Neri. Un pallone sarebbe finito nell'acqua del laghetto artificiale, a pochi metri dal campo di allenamento e, nel tentativo di recuperarlo, Alessio e Riccardo sarebbero caduti nell'acqua gelida. Senza scampo. Senza la forza di tirarsi fuori, scivolando probabilmente di continuo sul fango e sui teloni posti lungo il perimetro del «vascone». Una fine terribile: per ipotermia e non per annegamento. «Quando è arrivato in ospedale, Ferramosca aveva una temperatura corporea di 22 gradi, un'ipotermia grave che compromette tutte le funzioni vitali - ha raccontato il dottor Ahmed Dahmane, medico di origine algerina, rianimatore dell'ospedale Cto -. La mia speranza era però che, riportando la temperatura corporea a livelli accettabili, riprendesse l'attività cardiaca». Invece, malgrado la temperatura sia salita fino a 35,8 gradi, il cuore non ha ricominciato a battere in modo autonomo.
Come è ovvio che sia, le famiglie e gli amici dei due ragazzi non si rassegnano a quanto accaduto. Il papà di Riccardo Neri, recandosi nel residence a ritirare gli effetti personali del figlio che oggi avrebbe compiuto 17 anni, ha ammesso di non riuscire «a credere che sia passata un'ora mezza prima che qualcuno si accorgesse che mio figlio e l'altro ragazzo erano scomparsi. Mi affiderò a un legale per andare fino in fondo a questa vicenda». Pochi chilometri più in là, presso il mercato rionale di piazza Bengasi, dove da venti anni i genitori di Alessio Ferramosca hanno un banchetto per la vendita di abbigliamento femminile, era stato montato una sorta di altare in omaggio ad Alessio: la maglia di Del Piero, un addio semplice («Ciao Guggy»), una sciarpa nera con la scritta bianca Juventus, mazzi di fiori («Gli amici», «Piccolino, gli amici di piazza Bengasi»). E nella sede dell'Atletico Mirafiori, società di cui il padre di Alessio è vice-presidente, tanta rabbia di cui si fa portavoce Simone Ielo, ex allenatore di Alessio: «Ce l'abbiamo con la Juve, certo, oltre che con il destino. Non si possono lasciare da soli in quel modo due ragazzini. Non è possibile: soprattutto perché il tutto è accaduto in casa di una società che vuole ergersi a modello da seguire».
L'autopsia sui corpi di Nero e Ferramosca verrà eseguita martedì. Il giorno successivo, i funerali.