Baby detenuti Al Beccaria una guerra tra bande

Elena Gaiardoni

Potrebbe essere il sovraffollamento. Ma è solo questa la causa della tensione, oppure il carcere Beccaria è minato da ragioni di scontro che vanno oltre l'esuberanza del numero dei reclusi, che è di cinque unità? Nella notte tra domenica e lunedì un gruppo di 13 reclusi, che avevano aggredito un coetaneo, è stato ammonito. Per tutta risposta l'altra mattina «i ragazzi hanno distrutto vari suppellettili della sezione e del refettorio. Dalle 10 alle 15 la polizia penitenziaria, sia in servizio che non in servizio, ha dovuto presidiare il padiglione interessato. Una situazione assurda, grave». A raccontarlo è Alfonso Greco, segretario regionale del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria).

«Durante la permanenza all'aria aperta - secondo i rappresentanti del Sinappe (Sindacato nazionale autonomo polizia penitenziaria) - i giovani hanno iniziato a manifestare, rifiutandosi di rientrare nelle celle. Necessario l'intervento dell'ispettore di sorveglianza generale. Appena ritornati in sezione, hanno iniziato a creare disordini, a incendiare capi di abbigliamento, coperte e cuscini, danneggiando il locale adibito a sala tv. Lanciavano tavoli dalle scale, sputi e minacce contro gli agenti».

La situazione è rientrata «ma all'ora di pranzo hanno ricominciato, gettando nel corridoio del refettorio il cibo e incendiando materiale di varia natura». Il controllo del carcere è obiettivo di sicurezza non solo per arginare la delinquenza, ma anche il terrorismo. L'insoddisfazione interna può sfociare in piaghe più forti della normale irrequietudine adolescenziale. La polizia penitenziaria al Beccaria oggi è sotto di sei unità «ma nonostante questo - fa sapere il Sappe - è stato distaccato un ispettore capo al centro di prima accoglienza». Ma la violenza dentro è troppo al di sopra delle righe.