Baby gang, megarissa tra cento latinos

I sudamericani sono i padroni incontrastati: si ubriacano e nessuno dice nulla

All’indomani dell’ennesima battaglia tra Latin King, Chicago e qualche altra banda dell’universo sudamericano, in corso Lodi resta un netturbino con la scopa di plastica verde che spazza malinconico i resti di decine di bottiglie. Qui, domenica sera, la rivalità ad alto tasso etilico tra bande di ecuadoriani e peruviani è degenerata in scontri di piazza come non se ne erano mai visti. E dire che di risse qui se ne erano viste tante. «Chissà - si domanda una veterana del corso - se perché qualcuno intervenga dobbiamo aspettare che ci scappi il morto. Speriamo di no». E soprattutto, sembra dire, speriamo che ad andarci di mezzo non sia uno di noi, una persona normale, una mamma col passeggino, un vecchio risucchiato nel tiro incrociato delle Heineken.
A fare i conti con la presenza delle gang sudamericane, in corso Lodi sono ormai abituati. Tutto il tratto centrale del corso - dal ponte sulla ferrovia fino a via Gamboloita - è il loro regno, soprattutto nei pomeriggi e nelle sere del fine settimana, quando calano sulla zona e se ne impadroniscono. Giocano d’azzardo, tracannano cerveza a litri, parcheggiano dove gli pare e nessuno dice nulla. Poi, quando sono ubriachi, cominciano a fare a botte. La gente si rintana nei portoni e chiude le finestre. La polizia locale, quando viene chiamata, riattacca. Polizia e carabinieri qualche volta arrivano, qualche volta no. I carabinieri di quartiere, quelli che dovrebbero essere in prima linea sul marciapiede, si vedono solo di mattina, quando i sudamericani sono a smaltire la sbornia. E intanto la gente un po’ si arrabbia e un po’ si rassegna, chi può va via, chi non può guarda con tristezza il valore della propria casa andare a ramengo.
Da dove nascano i guai è, una volta tanto, noto. Via Masserani, traversa del corso. La discoteca adesso si chiama Polaris, è stata chiusa per sei mesi perché il padrone ecuadoriano aveva massacrato un cliente peruviano (o viceversa, non è chiaro). Adesso ha riaperto, i padroni sono cambiati ma i clienti no. «I peggiori - racconta Guido Bernardi, consigliere di zona di Forza Italia e nuovo proprietario del Polaris - non li facciamo entrare. Loro vanno a rifornirsi di birra in altri locali della zona, poi verso le otto quando la gente esce dalla discoteca iniziano a lanciare bottiglie. Sono degli animali ma noi non possiamo farci niente».
«Se loro non possono farci niente - gli ribatte un altro consigliere di zona, Salvatore D’Arezzo di An - sarà la questura a chiudere la discoteca come prevede la legge». Ma non è detto che la chiusura del Polaris - che negli ambienti di polizia viene data per probabile e imminente - risolverebbe tutto, perché la discoteca ha filiato un indotto di bar, di take away, di furgoni ambulanti che spacciano birra a qualunque ora. E che forniscono così materia prima per carburare i desperados.
Così, la gente di corso Lodi si arrabatta e ognuno cerca di spostare il problema un po’ più in là. I sudamericani avevano colonizzato i giardini di via Longanesi, attaccati a un asilo, e così ai bambini toccava andare al nido tra gli avanzi dei bagordi. Si è pertanto ottenuto che il comune recintasse i giardini, e le gang si sono trasferite cinquanta metri più in là, nei giardini di via Gonzales. Lì sono insorti gli abitanti dei palazzi vicini, e così il Comune sta recintando anche quelli. Allora le bande si sono spostate sullo spartitraffico di corso Lodi, che ovviamente non può essere recintato, e lì hanno impiantato il loro bivacco. Da lì nessuno li sposta. E sullo spartitraffico, domenica sera, è partita la fiesta. Stavolta, insieme alle bottiglie, sono comparsi anche coltelli a lama lunga.
«L’altra sera - racconta un giovane padre - guardavo in tv Desperate housewives, e ho scoperto che in America a un bar per vendere alcolici serve il consenso della gente che abita lì intorno. Magari...». In Italia questa legge non c’è, ma qua e là per il paese sindaci di destra e di sinistra hanno trovato il coraggio di mettere dei freni al diritto di ubriacarsi sulla pubblica via. A Milano, l’unica arma utilizzata è l’articolo 100 della legge di pubblica sicurezza, quella che consente la chiusura provvisoria dei locali per motivi di ordine pubblico. Sarà questo, alla fine, l’unico contentino che verrà dato alla gente di corso Lodi. Anche se il consigliere Bernardi, padrone della discoteca, brontola già adesso: «Non mi sembra giusto che un’attività economica venga penalizzata per colpa di qualche disgraziato. Io e i miei soci in questa discoteca abbiamo investito trecentomila euro».