Il baby imprenditore che vuole essere «maturo» anche a scuola

Gabriele Borga, il più giovane leader di una società in Italia, affronta gli esami per il diploma al liceo King

Mentre i suoi coetanei se ne vanno a passeggio in via XX o cercano di recuperare il tempo perso in vista degli orali di maturità, lui trascorre le giornate fra incontri di lavoro e nuovi progetti. È la vita di Gabriele Borga, diciottenne di Genova che con la sua attività ha conquistato il primato di più giovane imprenditore d'Italia, da quando nel 2007 ha deciso di fondare la «Innovazione Italiana srl».
La mattina a lezione fra i banchi del liceo King, dove ha appena finito di frequentare l'ultimo anno e si appresta a superare l'esame per prendere l'agognato diploma. Il pomeriggio, la sera e spesso anche le ore notturne sono invece dedicate a studio e lavoro. Una giornata sicuramente molto diversa da quella della maggioranza dei suoi compagni di classe, e che una volta tanto va a smentire il cliché dei giovani d'oggi, interessati solo alle competizioni sportive, al sesso e al consumo sfrenato.
La sua storia inizia nel 2004 quando - allora appena quindicenne - ha commercializzato il suo primo software in ambito sportivo. Gabriele ha infatti un passato da nuotatore agonistico e ha esordito proprio con un programma informatico dedicato alla gestione delle squadre di nuoto. La sua creatività e voglia di fare sono da subito contagiose, e così inizia a portare una ventata di novità nel mondo della scuola: applicativi per la sostituzione dei docenti, l'organizzazione dei viaggi di istruzione e l'informatizzazione degli scrutini. Nel 2005 vince con menzione speciale il premio intitolato a Pier Giorgio Perotto, l'ingegnere piemontese inventore del primo personal computer da tavolo e dedicato alla migliore realizzazione informatica ligure.
La svolta arriva dall'incontro con Guido Torrielli, dirigente di Confindustria Genova: il «dottor» Borga fonda così l'Associazione Giovani Informatici. Giusto il tempo di spegnere la diciottesima candelina e mette in piedi la sua società. Difficile credere che da piccolo desiderasse fare l'insegnante: «Ma già dal primo anno della scuola media ho cambiato idea», racconta. Sul sistema di istruzione italiano ha le idee chiare: «Ci sono tantissime cose da rivedere e da correggere. Modificherei i programmi ministeriali che non sono rivisti da troppo tempo. Andrebbe inoltre introdotto un sistema meritocratico anche per gli insegnanti, licenziando quelli impreparati e svogliati, e valorizzando invece coloro che lavorano bene». Basta toccare il tasto dei crediti scolastici, poi, che diventa incontenibile: «La scuola italiana non prepara gli studenti al mondo del lavoro. Guardi ad esempio il sistema dei crediti extrascolastici - spiega - Così come sono strutturati non servono a nulla se non a scoraggiare gli studenti a intraprendere attività extrascolastiche. Adesso seguire una conferenza di due ore un pomeriggio o lavorare quattro ore al giorno per tutto il corso dell'anno ha pari valore».
In questo clima di pessimismo generalizzato, attraverso l'impegno e l'entusiasmo è possibile costruirsi un futuro. È questo il messaggio che Gabriele vuole lanciare ai coetanei. Nonostante tutto, tiene a precisare, «Genova è una città bellissima ma ferma, con una classe politica che non ha il coraggio di prendere decisioni ed è molto distante dai giovani». Dal nuovo governo si aspetta scelte anche impopolari, ma che possano incentivare la creazione di nuove imprese, riportando l'Italia alla crescita. E a chi gli chiede se non provi un po' d'invidia per tutto il tempo libero degli amici, risponde secco: «No, assolutamente. Molti miei coetanei passano le giornate in modo passivo, senza essere protagonisti della loro vita. Io inseguo continuamente un sogno e faccio di tutto per realizzarlo».