Baby Mario, abbandonato alla Mangiagalli, riceve la visita dei suoi benefattori

Mario migliora di giorno in giorno. E pesa qualche etto in più rispetto al giorno in cui i medici della clinica Mangiagalli di Milano lo hanno trovato nella ruota degli abbandoni, un paio di settimane fa. Il piccolo ha ricevuto anche la visita dei due fratelli che hanno donato il marchingegno che gli ha salvato la vita

Mario migliora di giorno in giorno. E pesa qualche etto in più rispetto al giorno in cui i medici della clinica Mangiagalli di Milano lo hanno trovato nella ruota degli abbandoni, un paio di settimane fa. Il piccolo ha ricevuto anche la visita dei due fratelli che hanno donato il marchingegno che gli ha salvato la vita: la culla hi-tech in cui la madre lo ha lasciato assieme a un corredino fatto di un biberon e due tutine. Ad accompagnare i benefattori, Ferdinando e Rosanna Acunzo, è stato l’ex assessore ai Servizi sociali Mariolina Moioli che al Policlinico è di casa per i vari progetti di solidarietà avviati con il primario Fabio Mosca e con Alessandra Kustermann. «Mario è un mangione e sta mettendo su peso - commenta la Moioli - In clinica gli vogliono bene tutti». Dalla sua incubatrice il neonato, capelli scuri scuri, ha conquistato tutti e ancora adesso alla caposala del reparto arrivano mail di solidarietà e telefonate per sapere se è già stato affidato o meno. «Le pratiche per l’adozione - ribadisce il direttore Basilio Tiso - sono in mano al tribunale dei minori. Noi ci occuperemo del bimbo ancora finchè sarà necessario, ma siamo soddisfatti, sta bene».

La storia del piccolo Mario è l’occasione per sollevare il problema delle adozioni e degli affidi. «La legge - denuncia Mariolina Moioli, ora consigliere del Pdl in Comune - sugli affidi e sulle adozioni va assolutamente cambiata per il bene dei bambini e delle famiglie». E anche i pregiudizi sulla culla degli abbandoni andrebbero abbattuti. L’Onu punta ancora il dito contro la versione moderna della «ruota» medievale ma i medici di pediatria non hanno dubbi: il macchinario è servito a salvare una vita umana, quindi è utile. La pensano così anche i due fratelli che nel 2007 hanno donato la culla automatica alla Mangiagalli. E che ora hanno voluto sbirciare per qualche minuto nell’incubatrice di Mario, vivo grazie al loro gesto.