Baby Nadal si fa un regalo: elimina Federer

Lo spagnolo compie 19 anni e va in finale al Roland Garros superando l’immenso svizzero: il bad boy è più violento, più fresco. E domani affronta Puerta

Lea Pericoli

da Parigi

È finito con il buio il sogno di Roger Federer a Roland Garros. «El Matador del tennis», il geniale giovane campione spagnolo ce l’ha fatta. In 2 ore e 47 minuti Rafael Nadal, ha conquistato il posto in finale: 6-3, 4-6, 6-4, 6-3 lo score. È stato il regalo più bello per i diciannove anni che compiva ieri. Un’avventura fantastica che gli lascia un giorno di riposo prima di prendere possesso del trono parigino. Domenica Rafa affronterà l’argentino Mariano Puerta vincitore per 6-3, 5-7, 2-6, 6-4, 6-4 sul russo Nikolai Davidenko al termine di una guerra di regolarità che si è conclusa in 3 ore e 29 minuti. Il mondo del tennis ieri ha pazientato a lungo. Per colpa della pioggia la seconda semifinale, quella tra il n° 1 del mondo e il fenomeno spagnolo è iniziata molto tardi, con il rischio di essere rimandata per oscurità. Alle 21.05, infatti, durante il penultimo cambio di campo, Federer ha chiesto all’arbitro di sedia quando il supervisor avrebbe deciso di sospendere il match. Confesso che, nonostante la simpatia per Nadal, io ho sperato molto che l’esecuzione venisse rimandata. Una notte di sonno nel tennis può cambiare tante cose, persino il risultato. Sarebbe bastato che Federer avesse tenuto i propri turni di servizio nel quarto set, quando è passato a condurre per 3-1... Sicuramente il quinto non si sarebbe giocato.
Ma proprio in quel momento importante il suo splendido tennis ha vacillato: «Non sono soddisfatto del mio gioco. Ma non è mia abitudine togliere meriti agli avversari. Certo mi sarebbe piaciuto sospendere. Alla fine non ci vedevo più. Non mi è stato concesso. Lui è stato il più bravo», ha detto Federer. Poi ha continuato: «La delusione è ovvia. Ma questa sconfitta non è destinata a farmi spaccare l’armadietto in spogliatoio. Anzi ritornerò».
Federer ha commesso più di 30 errori di diritto e non ha servito come è capace mentre Rafael Nadal ha esibito il suo stupefacente e vigoroso gioco. Lo spagnolo ha avuto coraggio quando serviva. Vinto il terzo set ha celebrato l’evento con un salto che lo ha portato all’altezza del seggiolone dell’arbitro: «Sono felice di aver battuto il numero uno del mondo, che è anche il numero uno in sportività». Con questa importante vittoria Nadal mette a segno 23 successi consecutivi. Per la prima volta dal lontano 1946, quando vinse Marcel Bernard, domenica si disputerà una finale tra due mancini.
Per quanto riguarda la prima semifinale posso dire che dopo il suicidio tennistico del grande Marat Safin, incapace di controllare i nervi contro Robredo, toccava a Nicolai Davidenko difendere l’onore della patria. Ma i giocatori russi sono sempre stati bizzarri! Lejus finì in prigione per aver ucciso la moglie. Chesnokov ha finito la carriera tra le dicerie delle scommesse. Kafelnikov ha abbandonato il tennis per trasformarsi in un professionista del poker. Tra tanti tipi strani ecco arrivare Davidenko, 24enne nato ai tempi dell’Unione Sovietica, oggi residente a Montecarlo. Giocatore senza né infamia né lode, Nikolai, sembrava destinato a raggiungere la finale. Invece anche lui ci ha sorpresi, crollando sotto la massiccia dose di regolarità impostagli da Mariano Puerta. L’argentino, che nel 2003 era stato squalificato per doping e nel 2004 aveva rischiato di morire precipitando in ascensore, ha vinto il match recuperando da 2-4 nel quinto set. «Viva Puerta!» Una cosa è sicura «El Peon del tennis» è disposto a morire pur di vincere.