Baby spacciatori estivi: "Così mi pago le vacanze"

La nostra cronista si infiltra fra gli adolescenti che "fabbricano" le pasticche e poi le vendono in discoteca a Riccione: un guadagno di 12 euro l’una. 

Riccione - Lo scambio avviene in un attimo. Una stretta di mano fugace, quasi impercettibile, e il gioco è fatto. «Ce l’hai un po’ di roba?». «Che vuoi, paste o coca?». «Paste». «Aspè, mo’ non posso, la roba sta in pista, dietro le casse. Ora c’è troppo casino, passa più tardi». Lo capisci subito che di fronte non hai un pusher di professione. Ma un ragazzo di 18 anni come tanti, con un forte accento romano. Torni a ballare e ripassi dopo un’ora. A questo punto è più disponibile. «Mo’ forse ce la faccio, aspetta». Sparisce nella bolgia con trenta euro in mano - si paga anticipato - e torna indietro con due pasticche colorate.

Il ragazzo come tanti, in realtà, è un po’ diverso dalla massa che si agita all’unisono al ritmo della musica techno. Lui è uno spacciatore stagionale. Lui e gli altri. «Con qualche pasticca a sera mi pago le vacanze». Eccoli qua: turisti dello sballo da provocare agli altri. Vengono da una «famiglia bene», hanno l’aria dei «fighetti»: jeans di marca, maglietta firmata e capelli quasi rasati. Nonostante la bolgia ti avvolga fino a non farti respirare, lo spacciatore quasi per caso lo riconosci subito. Lui non si mescola al delirio della massa. Non spinge per guadagnare un posto giù in pista. Non sgomita per guardare le cubiste. Non balla. Non si sballa. Resta fermo lì, in un angolo buio, a ridosso dei bagni. Fa comunella con i suoi soci - tre o quattro - e aspetta, lucido. In tasca ha il lasciapassare per un altro giorno di villeggiatura.

Qualche «pasta» e un po’ di «bamba», secondo un gergo che da queste parti è una regola. Se chiedi ecstasy o cocaina capisce che non sei del giro e ti volta le spalle. Non si fida, ha paura dei controlli serrati, degli agenti in borghese. Lui arriva in Riviera da Roma, in valigia ha qualche pasticca di Mdma: come un piccolo chimico, prepara le pasticche in casa. Compra una dose di principio attivo per tre euro nella metropoli, un vero e proprio mercato all’ingrosso dove a comandare non è la malavita ma altri ragazzini come lui. Che smerciano fra le pareti di casa. Poi «taglia» la roba con sabbia, gesso, perfino insetticidi. Ne ricava due o tre ovuli di polverina. E parte per le vacanze. Arriva sulle spiagge della Romagna con pochi spiccioli in tasca. Ma nel «giro» è noto. Tutti sanno chi è e cosa si porta dietro. Ci pensa internet a spargere la voce. Entra in discoteca e quegli stessi ovuli li rivende a 15 euro: «In una nottata ne metto insieme almeno cento. La vacanza può cominciare». Se è abbastanza scaltro può ottenere un guadagno maggiore. Basta che vada a prendere l’Mdma direttamente nei Paesi produttori: Polonia, Belgio e Olanda.

Ogni notte gli spacciatori dell’estate procurano lo sballo ai loro coetanei e - puntualmente - il giorno dopo si pagano casa, lettino in spiaggia, aperitivo al bar. I carabinieri lo sanno, qualche volta li prendono. Ma spesso non possono arrestarli, perché al posto dell’ecstasy gli trovano in tasca pasta della pizza essiccata o medicinali scaduti, con i quali truffano gli ignari clienti. Il loro luogo d’azione è il tempio della musica techno. Una grande piramide di vetro nella quale riesci a entrare dopo mezz’ora di coda al settore «prevendite». Sali dieci scalini, svolti a sinistra e vieni letteralmente inghiottito dal ritmo incalzante dei bassi. Qui l’unica religione è muoversi a tempo, possibilmente incollati agli enormi amplificatori. E continuare a ballare senza sosta, spinto dalle incitazioni del dj e dall’esempio delle cubiste travestite da diavolo. Fino all’ultimo respiro. Restare in equilibrio, sul pavimento che trema per i decibel, è impresa difficile. Come muoversi all’interno della discoteca. Nelle tre piste oltre duemila ragazzi si dimenano, alzano le braccia, scandiscono in coro i leit motiv della serata. Si somigliano tutti: ragazzini fra 15 e 20 anni, pantaloni calati fin quasi alle ginocchia, canottiera, scarpe da ginnastica, occhiali da sole con la montatura di osso bianca, capelli scolpiti dal gel. Tutti spingono per guadagnare un posto giù in pista. O per affacciarsi dalle balconate e seguire i movimenti degli animatori sul cubo. Tutti tranne loro, i ragazzi bene fermi a ridosso dei bagni. Loro aspettano pazienti i loro clienti. Il passaparola porta subito i suoi frutti: un ragazzo con la maglietta blu di Superman. Ancora un passaggio velocissimo di mani. E un altro po’ di vacanza è assicurato. Arrivi tu. Chiedi di nuovo e ti viene dato: «Tre paste? 45 euro. Metti qua».
A metà nottata, intorno alle tre, comincia il pellegrinaggio nei parcheggi. L’incalzare della musica techno impone una pausa. Il giovane pusher lo sa, e si divide dai suoi amici. Loro restano dentro, vicino alla toilette. Lui si apposta fra le macchine in sosta. E continua a fare affari.

Trovare lo sballo in Riviera non è difficile. Qualche volta, addirittura, è lo sballo che ti cerca. Anzi, viene pubblicizzato a caratteri cubitali sulle vetrine dei negozi. Quelli che vendono le «smart drugs», sostanze al limite del legale perché non ancora inserite nelle tabelle ufficiali. Liquidi scuri «effetto coca», Viagra «da banco», kit per sniffare celati come «profumatori per ambiente», mini «kikke» di caffeina purissima. In vetrina e nel distributore automatico in funzione 24 ore su 24 solo prodotti legali, venduti indiscriminatamente a maggiorenni e minorenni. Sotto banco, però, chi è conosciuto nell’ambiente può sperare di trovare molto di più. Mentre il chiosco all’esterno, nel pieno centro del paese, propone cocktail a base di assenzio per soli due euro. Una serata può cominciare anche così. Nella legalità più assoluta. Che prepara la strada allo sballo vero, quello che «spacca» sul serio. Disponibile ogni notte in discoteca, fra il bagno degli uomini e quello delle donne.