Bacalov, concerto in prima assoluta

Luis Bacalov, grande argentino con l’Italia nel cuore, torna a Milano in casa dell’Orchestra Verdi, e lo fa alla sua maniera: speciale. Il compositore sudamericano, classe 1933, una delle personalità della musica cosiddetta colta più amate e celebrate al mondo, sarà infatti per tre giorni all’Auditorium Cariplo (oggi, ore 20.30), domani (ore 20) e domenica (ore 16, info 02.83389401/2/3, www.laverdi.org), dove dirigerà l’ensemble di largo Mahler nella prima esecuzione assoluta del suo Concerto per pianoforte e orchestra. Una scelta non casuale, che deriva da un’«antica» collaborazione con la Verdi. Al pianoforte, uno dei più pregevoli solisti italiani tra i quarantenni: il novarese Simone Pedroni, nato all’ombra della mole nel 1968.
Così il maestro Bacalov, conosciuto al grande pubblico soprattutto come autore di celebri colonne sonore (sue, tra le molte altre, le musiche de Il postino di Michael Radford, ma ha collaborato, a partire dagli anni ’60, con registi come Lattuada, Damiani, Pasolini, Fellini, Frazzi) descrive la sua ultima opera: «E’ un lavoro che prova a esplorare la potenzialità delle musiche popolari urbane, che vengono comunemente inglobate nella parola tango, musiche molto diverse tra loro, in continua evoluzione e metamorfosi. Per questo ho voluto percorrere nuove strade compositive, con estrema libertà, consapevole solo che c’era e c’è un vuoto significativo, non limitandomi stilisticamente a seguire alcuna scuola di pensiero del ’900». Un richiamo alle radici? Il maestro non si tira indietro: «Si dice che il tango è vero quando mostra “la rona“, la sporcizia; quando quello che racconta non abbia sofferto o subito sublimazioni che lo snaturano, portandolo fuori dalla realtà sociale, economica, sentimentale. Certo, il quadro che viene fuori da queste musiche è parecchio amaro, desolato, sofferente. Ma anche picaresco, furbo, in parte quasi innocente. Insomma, un bel miscuglio». Anche il resto del programma è di sapore latino-americano, con El Salon Mexico composto dallo statunitense Aaron Copland tra il 1932 e il ’36; Sensemayá del messicano Silvestre Revueltas; infine la suite del balletto Estancia dell’argentino Alberto Ginastera, scritta nel 1943.