Bacalov A ritmo di tango celebra Buenos Aires

Si può raccontare la storia di una città attraverso il ballo? Sì, specie se la danza in questione è il tango. Dal 21 al 26 aprile all’Ambra Jovinelli il compositore argentino naturalizzato italiano Luis Bacalov e il regista teatrale Carlo Sessano, con la supervisione di Carlos Branca, metteranno in scena Mi Buenos Aires Querido uno spettacolo velato di malinconia e costruito su quattro pilastri - pentagramma, parole, poesia e danza (dal tango alla contemporanea) - che guiderà lo spettatore a scoprire la storia della città sudamericana. Ad aprire il velario scarlatto è il brano Fundaciòn mitica de Buenos Aires, un pezzo scritto dal musicista premio Oscar nel ’95 per la colonna sonora de Il postino, e ispirato all’omonimo poema di Jorge Luis Borges in cui il grande scrittore argentino, lasciandosi governare dall’immaginazione, rintracciava le origini dell’amata città rioplatense nel dedalo di strade comprese tra le vie Guatemala, Serrano, Paraguay e Gurruchaga. Partendo da quest’ideale solco terreno lo spettacolo prende quota, scavalcando le strade dei quartieri più poveri e le case dai muri bianchi e rosa con le porte in legno, attraversando i decenni per scivolare nella penombra dei quartieri malfamati dove vigeva la legge del pugnale (in scena due ballerini rievocheranno un duello all’ultimo sangue) e descrivendo i fatti che hanno contribuito a modificare il volto di questa città cara all’italo-americano Branca. Fatti drammatici, episodi di cronaca, tradizioni e sentimenti di un popolo che al crepuscolo del XIX secolo, ancora orfano di radio e tivù, affidava le proprie memorie al teatro di Pascual Contursi, Enrique Santos Discepolo, e Homero Manzi, autori teatrali che nei loro minidrammi danzati condensavano un mondo.
Mi Buenos Aires Querida è insomma un lungo racconto popolare che dalle liriche di J.L. Borges, Tunon e Gelman plana sulle atmosfere classiche del tango, dagli anni ’30 fino ad Astor Piazzolla. L’ultima parola, però, spetta alle immagini, agli spezzoni cinematografici e alle foto di repertorio che imprimono allo show un particolare stato d’animo. Quello della nostalgia mordente dei migranti, soprattutto italiani e spagnoli dai quali deriva la maggior parte degli abitanti di Buenos Aires: linfa agrodolce di cui lo spettacolo si nutre per l’intera narrazione eseguita in stile «porteno».
Il pubblico, grazie alla traduzione simultanea che apparirà sullo schermo, comprenderà fino in fondo l’humus delle storie e condividerà con i protagonisti l’essenza stessa del tango «il pensiero triste che si balla».
Con Luis Bacalov al piano suonano Daniel Bacalov, Elio Tatti, Giovanni Iorio; danzano Davide Sportelli e Ivan Truol, Anna Maria Ferrara e Osvaldo Roldan; coreografie di Anna Paola Bacalov.