La bacchetta di Bashmet porta a Milano la nuova Russia

Il più grande violinista vivente stasera dirige la sua orchestra al Conservatorio

Piera Anna Franini

Dove trovi il tempo per occuparsi di sì tante cose, non si sa. Sappiamo solo che Yuri Bashmet, oltre ad essere il più grande violista in circolazione, è direttore artistico di sei festival sparsi fra Russia, Svizzera, Francia, Germania e pure Italia (Elba Isola Musicale d’Europa), nel 1992 ha fondato il complesso cameristico I Solisti di Mosca e il Concorso Shostakovich, insegna al Conservatorio di Mosca e un po’ in giro per il mondo, di nuovo Italia compresa (Accademia Chigiana di Siena). Ora si dedica pure alla direzione di un’orchestra che in Russia è considerata la numero uno: la Nuova Russia, oggi in Conservatorio (ore 21) ospite della Società di Concerti.
Parlerà lingua russa anche il violino solista, quello di Sergej Krilov di Mosca ma ormai naturalizzato italiano - che propone il Concerto in re minore di Brahms incastonato fra l’Ouverture Romeo e Giulietta e la Sesta Sinfonia di Ciaikovskij. Bashmet parla in modo entusiastico dei suoi prodi orchestrali, un concentrato del meglio che la nuova Russia stia ora offrendo. È Bashmet a dipingere la Russia post comunista come un «Paese che finalmente è aperto a nuove esperienze e stili» e dove permangono «scuole e istituzioni musicali di alto livello. In compenso ora c’è il libero mercato e non è semplice trovare i soldi per mantenere il mercato musicale. I giovani non trovano sostegni, per esempio un tempo era possibile accedere alla collezione sovietica di strumenti, ora un musicista deve comprarsi il proprio strumento. Comunque sia, gli aspetti positivi prevalgono su quelli negativi», conclude. Situazione, quella della «vecchia» Russia, cui sfuggì (usiamo il passato remoto, ma l’esodo è in parte ancora in atto) una serie di musicisti tra cui Krilov, lanciato in Europa nel 1989 dal concorso Lipizer di Gorizia.
Il concerto di oggi segna, inoltre, il ricongiungersi di due artisti, Bashmet e Krilov, incontratisi una sola volta in occasione di un concerto da camera. «Non ho mai suonato diretto da Bashmet» confessa Krilov che come il collega è lì lì per cedere alla sirena della bacchetta, «sto studiando direzione, nel prossimo futuro sento che salirò su un podio, è una cosa che amplia la visione musicale» spiega il violinista.
Bashmet, nato a Rostov (nel ’53) e da anni a Mosca, conosce assai da vicino la situazione musicale di casa propria, e fa di tutto per vivacizzarla. Senza problemi, anzi volentieri, partecipa a uno show televisivo «dove intervengono pittori, scrittori e pure musicisti». Alla domanda se gradisca misurarsi con la tv, Bashmet risponde alla russa, senza ricorrere a perifrasi o eufemismi: «Se la cosa non mi divertisse, non parteciperei al programma per il decimo anno consecutivo». E che fa? «Suono e parlo».
Quanto a colleghi che stanno contribuendo a divulgare il nome della musica russa nel mondo, Bashmet elegantemente non parla delle propria città - Mosca - e si sofferma su San Pietroburgo: «Temirkanov e Gergiev mi sembra figurano tra i nomi più rappresentativi all’estero». E poi stringe il cerchio, «il Marinskij di Gergiev ha conosciuto una vera e propria esplosione».