La bacchetta di Harding alla Scala

Ancora sul podio che lo ha visto inaugurare la stagione scaligera. In programma musiche di Strauss e la sinfonia n. 5 di Bruckner

Tra una replica e l'altra di Salome, clamoroso e compatto successo di pubblico e critica divisa che più divisa non si può, Daniel Harding torna sul podio sinfonico. Poco più di trent'anni e carriera folgorante (nel '96 era già ad Aix accanto a Abbado per il Don Giovanni di Peter Brook), Daniel conta tra le sue medaglie anche l'apertura della stagione scaligera 2005/6, con l'Idomeneo di Mozart. L'appuntamento che ha fatto discutere di più. Anche perché il giovane inglese sostituiva Muti appena uscito di scena prendendo il suo posto la sera di Sant'Ambrogio e in più con un autore, appunto Mozart, considerato assieme a Verdi il cuore del suo repertorio operistico. Sia come si vuole Mozart è il nome più ricorrente anche del repertorio del nostro ospite. Che non a caso riprende le Nozze di Figaro (proprio l'opera che Muti stava dirigendo alla Staatsoper di Vienna nei giorni dell'Idomeneo milanese) la prossima estate tanto a Aix che a Salisburgo. Lucidità, oggettività, velocità, precisione, padronanza e «affetti» criptati sono i caratteri del pallido e minuto Amleto che cela la sua determinazione dentro casual di jeans e t-shirt e l'impegno dietro l'accanita tifoseria per il Manchester. Harding, ormai solidamente attestato nel firmamento degli happy few, è anche il direttore della Mahler Orchestra, la formazione di Abbado che lui ha portato alla Scala. Il programma di domani torna all'amato Strauss, «Vier letzte Lieder» e propone Bruckner, «Sinfonia n.5». Quando Kirsten Flagstad e Wilhelm Furtwängler, nel 1950, eseguirono per la prima volta a Londra i «Quattro ultimi Leader» il compositore era scomparso da pochi mesi. I testi poetici accostano a una lirica di Eichendorff, Im Abendrot (Al tramonto), tre testi di Hermann Hesse. Fruhling (Primavera), September (Settembre) e Beim Schlafengeen (Al momento di coricarsi). Strauss aveva appena conosciuto Hesse e ne era rimasto sedotto. Ignorando che da lì a poco il suo Siddhartha sarebbe divento un cult, tanto da essere inserito in alcuni programmi scolastici. Gli «Ultimi Leader» sono una summa e un lucido addio. Al punto che «Ist dies atwa der Tod?», È forse questa la morte?, ultime parole di Abendrot, trovano risposta nel tema della trasfigurazione che sessanta anni prima Strauss aveva posto in chiusura del poema Morte e Trasfigurazione. Protagonista di Strauss è l'olandese Eva-Maria Westbroek. Un soprano che ultimamente lega il nome a Rattle e ai Berliner. Con loro c'è già stata una Walkure, con Domingo. E sempre con loro dovrebbe riprendere il titolo al Festival di Pasqua di Salisburgo che oggi, tornando all'antico, inaugura la Tetralogia con l'Oro del Reno. Il resto a seguire, fino al 2010. Una prova per tutti, direttore, orchestra e pubblico, l'ottantina di minuti della intessuta e laboriosa Quinta bruckneriana. Graz, 1894.