Bacchettata del Tar alla giunta Marrazzo

Antonella Aldrighetti

Il «modello sanità» adottato dal governatore Marrazzo sta procurando alla giunta ulivista qualche affanno fuori-stagione. Proprio in queste ore, nelle more della politica gestionale è entrato, seppur di traverso, il Tar: dalla III sezione del tribunale amministrativo è sopraggiunto lo stop alla prima «prova d’epurazione» dei direttori generali delle aziende sanitarie. Un provvedimento che ha riguardato in prima istanza Domenico Alessio, manager del San Camillo Forlanini, in carica da un anno e mezzo (con un contratto di diritto privato di durata triennale) e che, almeno fino al pronunciamento definitivo del giudizio, tale rimarrà. E tali rimarranno il direttore amministrativo e quello sanitario perché «sono nomine fiduciarie» precisa Alessio con un sorriso velato che denota profonda soddisfazione. Emozione che si può spiegare col fatto che il Tar ha sospeso il provvedimento di decadenza, con una cautelare anticipata d’urgenza «per motivi fondati», rilevando che «ha ritenuto sussistere i presupposti per l’accoglimento della richiesta avanzata a riguardo della gravità e immediatezza del pregiudizio».
Il primo settembre il round definitivo nel quale la sezione del pubblico impiego dovrà esprimersi nel merito. Precisazione alla quale il manager risponde: «Ci si augura che la tutela accordata in via provvisoria sarà confermata. Questa è una prima vittoria, non solo mia, ma di tutti i manager che sono stati vilipesi senza motivo alcuno e invitati a fare le valigie solo perché nominati dalla giunta Storace». La speranza che il prosieguo si «veda a primo mattino» si va a incardinare proprio in quello che Alessio, tramite il suo legale Francesco Castiello, va da qualche settimana ripetendo senza tregua, ossia che «la giunta Marrazzo ha applicato in maniera distorta e a doppio titolo lo spoil system statutario, trattando le aziende sanitarie come enti dipendenti dalla regione».
Un errore grossolano di natura interpretativa della Carta costituzionale: «Le Asl e gli ospedali sono enti non dipendenti dalla regione, ma autonomi, esclusivamente vigilati dalle regioni». Un’eclatante svista che ha prodotto un ruzzolone amministrativo dell’ex mezzobusto della Rai.
Ora, dopo la decisione del Tar, che succederà ai direttori generali neo-nominati? Più di qualcuno è convinto che sopraggiunga, nell’aria di bufera che tira alla Regione, qualche altra valanga di ricorsi. «Oltre a quelli dei direttori generali in carica, la caduta di stile di Piero Marrazzo potrebbe produrre qualche ripercussione giudiziaria da parte degli idonei nominati dal collegio dei saggi - aggiunge Gianni Romano segretario regionale della Fials-Confsal -. Mentre siamo profondamente meravigliati che il presidente non abbia messo in debito conto le plausibili critiche dell’opposizione se, dopo il tanto sbandierato licenziamento dei manager, avesse voluto ridisegnare la politica sanitaria regionale a causa di un licenziamento, per ora ritenuto illegittimo».
Punto, quello dell’illegittimità, sul quale non ci sta Augusto Battaglia, assessore alla sanità laziale che ritiene di dover respingere la levata di scudi appellandosi al fatto che «la sospensiva del Tar è solo un atto di natura tecnica - dice -. È lo statuto approvato nella precedente legislatura a prevedere la decadenza degli incarichi di direzione delle aziende sanitarie locali. La regione ha dato attuazione alla norma secondo una procedura di massima trasparenza e legalità, rispettosa dei tempi, leggi e persone, tesa a promuovere una fase di riorganizzazione, rilancio e risanamento».