Baccini: "Basta Prodi, capo del fallimento"

Roma - No a un Prodi-fotocopia, con un semplice rimescolamento delle carte. Sì a un governo di transizione che metta insieme una coalizione diversa e si ritrovi su un nome autorevole e su pochi punti programmatici, in attesa di tornare alle urne. Mario Baccini, vicepresidente del Senato, detta con chiarezza la linea dell’Udc. E invita la sinistra a staccare la spina all’attuale formula politica.
Senatore Baccini, si è vagheggiato per mesi sulla spallata al governo Prodi. Lei se l’aspettava in questa occasione?
«La crisi di governo rende merito alla linea politica dell’Udc. Non servivano le spallate. Sapevamo che avrebbero fatto tutto da soli, troppo diversi ed estremisti. Se non fosse stato sulla politica estera sarebbe accaduto sulle pensioni, sui Dico, sulle liberalizzazioni, sul Tfr o su altro».
Cosa chiede alla maggioranza uscente?
«Chiedo agli uomini più ragionevoli di dimostrare di non avere a cuore solo le poltrone. Mi sorprende questa disponibilità senza limiti a un Prodi-bis annunciata da Rifondazione, Pdci e Verdi».
Quale strada per uscire dalla crisi preferisce l’Udc?
«Una nuova fase politica. E non ci appassiona nemmeno parlare dei nomi per la successione. Certo se ci fossero indicazioni su nomi autorevoli e moderati non potremmo essere noi a rispedirle al mittente senza discuterne al nostro interno e con l’altra opposizione».
Farete da ruota di scorta a questo governo?
«A noi non appassiona il gioco dell’allargamento della maggioranza. Se ci fosse stata la nostra disponibilità si sarebbe manifestata in aula. E invece siamo stati determinanti nel mandarli in minoranza. Così com’è questa maggioranza non garantisce quel governo stabile di cui il Paese ha bisogno. Questo governo sta bruciando la ripresa economica, con l’aumento della pressione fiscale. E sta facendo danni. Noi non saremo la ruota di scorta. Quindi smettiamola con queste falsità».
Che cosa volete allora esattamente?
«Ripeto: una fase nuova. Si apra un tavolo istituzionale tra la maggioranza più ragionevole e le opposizioni che vorranno starci. Si scriva un programma di fine legislatura su tre punti: ripresa economica; riforma della legge elettorale e vere liberalizzazioni. E poi si vada al voto, assicurandosi di creare un bipolarismo che garantisca a chiunque vada al potere di governare serenamente e con forza».
La nuova fase potrebbe contemplare Prodi come presidente del Consiglio?
«La riproposizione di Prodi che è il capo del fallimento di questa maggioranza non ci sembra la strada migliore».
Le pregiudiziali verso la sinistra radicale sembrano, invece, nette ed evidenti.
«Le pregiudiziali sono programmatiche. E su questo credo che ci siano barriere insormontabili».
State tenendo vivi i contatti con il centrodestra?
«I contatti sono quotidiani e continui. I giochetti ora non servono. Siamo in una fase di emergenza storica».
I sondaggi danno il centrodestra nettamente vincente. Ma pochi chiedono di andare al voto.
«Innanzitutto non sono convinto che il centrosinistra ripresenterà Prodi, penso più a un Veltroni. Quindi nessuno ci regalerà niente. Inoltre potrebbero esserci problemi programmatici tra noi e la Lega ma anche con l’estrema destra che potrebbe essere imbarcata pur di vincere le elezioni e con i radicali eventualmente ricollocati nel nostro schieramento. Credo che siano tanti quelli disposti a fare il 51 per cento».