Baccini cerca di far paura a Casini Bertinotti si candida contro Veltroni

Il senatore Udc in fuga con Tabacci s'inventa la &quot;rosa&quot;, un nuovo partito. L’ira del leader: &quot;È inutile parlarne&quot;. Intanto il presidente della Camera rinuncia al ruolo di &quot;padre nobile&quot; e <strong><a href="/a.pic1?ID=237847">si prepara a guidare la sinistra</a></strong>

Roma - «La Cosa bianca? Non so cosa sia». Pier Ferdinando Casini lo aveva già detto chiaramente. «È una mia idea ma va collegata a una legge elettorale alla tedesca», ha detto sostenendo che con l’Italia dei Valori non sono possibili accordi. Senza il consenso del potenziale azionista di maggioranza, non appare godere buona salute il rassemblement che dovrebbe aggregare Udc, Udeur, Idv, l’Officina di Pezzotta e qualche altro volenteroso. Il vicepresidente del Senato Mario Baccini ci crede. «Parteciperemo autonomamente con la “rosa bianca”, sentiamo la necessità di costruire un nuovo soggetto politico», ha dichiarato. Ma resuscitare Moby Dick non sarà facile.

Legge elettorale Casini ha trascorso mesi tessendo la trama del proporzionale tedesco. L’accordo non s’è trovato, causa le divisioni del centrosinistra. L’«incaricato» Marini difficilmente potrà trovare sponde politiche per la riforma. Quando si voterà lo si farà con la legge Calderoli che al Senato prevede uno sbarramento all’8% su base regionale. Fare la Cosa bianca significherà pure avere potere di interdizione su destra e sinistra, ma porterebbe uno o due seggi. Cioè il 10% della forza Udc a Palazzo Madama. Il prezzo è alto.

Baccini & Tabacci Il vicepresidente del Senato Baccini (firmatario del Manifesto di Subiaco di Pezzotta; ndr) è stato l’unico del suo gruppo a non sottoscrivere il documento di fedeltà alla linea Casini-Cesa delle «elezioni subito». Poi ha dato il «la» alla nuova formazione. In una nota congiunta con Bruno Tabacci ha annunciato la rottura con l’Udc: «Il cambiamento di linea adottato da Casini in modo assolutamente strumentale, in completo dissenso dal mandato congressuale, ci impone di trarne le conseguenze». I due parlamentari vogliono «costruire una alternativa al Centro, per rispondere alle esigenze di tanti cittadini delusi da questa politica. Potrà essere una Rosa bianca, un fiore offerto alla speranza degli italiani».

La «balenottera» «Sarebbe utile esserci», aveva detto Savino Pezzotta, preannunciando la discesa in campo. Udc e Udeur hanno fatto orecchie da mercante. Il presidente di Confindustria Montezemolo e l’ex commissario Ue Monti agli appelli non hanno risposto. Rimarrebbero gli altri superstiti della diaspora dc. Ma Gianfranco Rotondi (Dca) ha sempre ribadito fedeltà a Berlusconi. Mentre il titolare dello scudocrociato, Giuseppe Pizza, non appare disposto a spendere il prezioso asset per un’avventura rischiosa. Lo schieramento della Cei a favore del governo per la riforma elettorale ha poi insospettito gli ex dc sulla consistenza dell’appoggio clericale alla «balenottera» di Pezzotta. Lo spostamento di Baccini potrebbe smuovere qualche coscienza cattolica nel Pd. Forse niente di più.

Un piede, due scarpe Antonio Di Pietro gioca su più tavoli. Da un lato cerca rassicurazioni dal Pd flirtando con i post-dc, dall’altro lato ha in testa un’idea ambiziosa. Secondo alcuni sondaggi, l’Idv da sola ha la possibilità di superare la soglia del 4% alla Camera prendendo voti nel centrodestra e un seggio senatoriale in Molise è quasi certo. Uno schieramento di centrosinistra senza Di Pietro vale però un 2-3% in meno. La Cosa bianca non è appetibile.

Udeur Mauro Fabris è stato il più solerte a esternare dopo l’incarico mariniano: «Niente governo senza riforma condivisa e poi quale Cosa bianca, di destra o di sinistra?». Infatti l’Udeur avrebbe maggior vantaggio in termini di seggi dall’ingresso nella Cdl. Non si incolpi, però, Mastella di un eventuale insuccesso della Cosa bianca: basta osservare il quadro politico (compresa la tentazione del Pd di includere la sinistra) per comprendere che Moby Dick è piena di arpioni nel fianco.