Baccini: «Congresso Udc, io punto sull’internazionale democristiana»

Il ministro: ecco la mia mozione al summit di venerdì

Marianna Bartoccelli

da Roma

Il suo motto è «mai guardare indietro». Non per dimenticare la sua storia o le tante cose fatte ma «per vivere bene quello che si fa oggi, guardando al domani» spiega Mario Baccini, oggi ministro Udc della Funzione pubblica, folliniano doc. Diventato ministro all’indomani dell’ultimo braccio di ferro tra l’Udc di Follini e il premier Berlusconi, Baccini sarà il primo firmatario della mozione principale del congresso dell’Udc che inizia venerdì. Un congresso che lui stesso definisce «di posizionamento e di indirizzo politico».
Che partito disegna la sua mozione?
«Questo congresso cade in un momento politico storico, nel quale bisogna dare seguito al sentimento popolare espresso dal referendum».
Che sarebbe?
«È evidente che il Paese è attraversato profondamente dalla riscoperta della coscienza e dal rinnovato recupero dei valori. La laicizzazione ideologica ha dimostrato appieno il suo fallimento. Oggi la grande sfida del cattolicesimo popolare è aperta. Noi ci proponiamo di dar seguito a tutto questo».
Non siete i soli, comunque. Dall’altro lato la Margherita di Rutelli sembra correre in parallelo...
«Non siamo nella fase delle convergenze parallele. Serve una nuova capacità di ascolto di quello che hanno voluto dire i referendum con la riscoperta della coscienza. La Margherita è alternativa al nostro progetto politico e culturale. E non è funzionale alla tutela di alcuni valori nelle istituzioni ma ai «neo-com», in senso di neo-comunisti. Tradotto in soldoni, a Diliberto e a Bertinotti».
Arrivate all’appuntamento congressuale dopo alcune grosse défaillances. Da quelle siciliane di Lombardo a quelle «democristiane» di Rotondi...
«Non la vedrei cosi. Il nostro è un partito che ha deciso di non essere contenitore elettorale. Intende mantenere al suo interno coerenza di obiettivi e indirizzi nei quali non prevalgano logiche, sia pur legittime, di interessi particolari o meglio locali. I numeri non ci preoccupano. I consensi si ottengono sulle idee. E le idee esprimono valori».
I numeri ci dicono però che al congresso di rifondazione della Democrazia Cristiana erano in tremila...
«È un partito di nostalgici. Non bisogna mai guardare indietro. Non si vive di nostalgia. Io cerco di avere memoria storica e grande rispetto. Ma non mi pare che quel progetto possa andare avanti».
Rotondi e Cutrufo sono sempre stati vicino a Buttiglione...
«Il quale è a pieno titolo nelle filE dell’Udc, sino a prova contraria...»
Allora, i nostalgici Dc non la preoccupano e invece il siciliano Raffaele Lombardo e il suo tentativo di portare con sé un bel po’ di voti la preoccupa?
«Ma no... Intanto la delegazione siciliana, fatta di 315 delegati (ovvero il 15%) verrà al completo guidata da Cuffaro e appoggia compatta Follini. Vorrei inoltre sottolineare che l’Udc è cresciutA in questi anni spalmando il suo risultato in tutta l’Italia. E se la Sicilia conta il 15%, il Lazio rappresenta un buon 12%. Non è poco se si pensa che lì c’è un presidente della Regione dell’Udc, mentre qui tutto è col centrosinistra. Come dato mi sembra più eclatante il nostro».
Volete fare un partito più forte e intanto Follini non dice no al partito unico di Berlusconi..
«Partito unico? Stiamo attenti alle tentazioni elettoralistiche. Sia chiaro che il partito unico può nascere solo se c’è consenso unanime. Un proverbio arabo dice: “Una mano sola non fa applausi”».
Ma ci sarete o no nella Costituente che vuole Berlusconi?
«Ci saremo con le nostre idee e con i deliberati del congresso. I valori al centro della politica. Bush ha vinto sui valori, così sarà per la Merkel in Germania. Non è la somma delle sigle che fa un partito ma il progetto da rappresentare. E va costruito insieme».
Il suo progetto guarda all’Europa?
«Nella mia mozione, che spero venga approvata a maggioranza, si dà mandato al segretario nazionale di promuovere nel solco della tradizione del popolarismo europeo, una grande costituente di tutti i moderati che si riconoscano nella tradizione storica del Ppe. Bisogna guardare al di là del proprio condominio. Punto all’internazionale democristiana, unico soggetto politico che insieme all’internazionale socialista sia in grado di aprire un dialogo interculturale contro tutte le guerre. Perché in assenza di una politica, come scriveva Quasimodo, «sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo».

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