Baccini: più dialogo con noi o alle urne corriamo da soli

Francesca Angeli

da Roma

«O il centrodestra cambia o l’Udc andrà da solo alle elezioni. Alle politiche e anche a quelle per il Comune di Roma». Se all’interno della Casa delle Libertà qualcuno si sta ancora chiedendo che cosa intenda Casini per discontinuità ecco che la dichiarazione del ministro della Funzione Pubblica, Mario Baccini, chiarisce qual è la posta in gioco.
L’Udc non è più disposta a sedersi in seconda fila. Vuole una poltronissima al fianco di Forza Italia ed Alleanza nazionale con pari dignità dentro un partito unico ispirato al Ppe, da mandare in porto prima delle elezioni insieme con la modifica della legge elettorale. Semmai è la Lega che deve sedersi in posizione defilata. «È chiaro che quella di correre da soli è un’ipotesi remota - dice il ministro -. Ma sono tre anni che non vinciamo più neanche un lecca lecca al luna park e allora dobbiamo fare tutto quanto è in nostro potere per tornare a vincere ed i nostri alleati devono darci ascolto». Insomma gli alleati, in particolare Forza Italia, devono imparare a dialogare alla pari con i centristi. Alleati leali, assicura Baccini, ma non subalterni, non più: «Non siamo più una costola di Forza Italia. Loro ci sottovalutano ed è per questo che non accettano un dialogo politico e ad ogni nostra osservazione volano stracci e pure insulti».
Un esempio? Casini parla di alleanza tecnica con una Lega fuori dal partito unico di centrodestra e subito lo si accusa di tramare ai danni della coalizione. Il ministro del Welfare, il leghista Roberto Maroni, parla di una strategia segreta di Casini per far fuori il premier Silvio Berlusconi e magari rifondare la vecchia Dc, inglobando in una nuova balena bianca anche pezzi della Margherita e dei Ds. «Ma se è stato proprio lo stesso Maroni a dichiarare per primo che la Lega nel partito unico di centrodestra non sarebbe mai entrata - osserva Baccini -. E allora perché se lo dice Casini non va bene? Esigiamo rispetto per quelle che sono proposte politiche. Se Berlusconi resta il candidato premier allora tanto più dobbiamo arrivare al partito unico prima delle elezioni».
Mentre Maroni accusa apertamente l’Udc di slealtà nei confronti del premier, il vicecoordinatore degli azzurri, Fabrizio Cicchitto, preferisce ricorrere alle metafore paragonando Baccini al lupo della favola d’Esopo «che cerca ogni pretesto per divorare l’incolpevole agnello». Fin troppo facile per Baccini accusare Cicchitto «di vivere nel paese delle favole».
Insomma finché dentro l’Udc c’era soltanto Bruno Tabacci a fare da grillo parlante nei confronti degli alleati, gli azzurri sorvolavano. Adesso che le critiche piovono un po’ da tutti dentro l’Udc il dialogo tra i centristi, Forza Italia ed Alleanza nazionale (a parte Gianni Alemanno) si fa davvero impervio. «Il ministro Baccini - dice Cicchitto - non può neanche pensare che usando questi toni così sprezzanti riesca a tacitare chi inevitabilmente risponde a queste sortite, il cui senso politico è sempre meno chiaro».
I toni di Baccini hanno qualcosa a che fare con l’ipotesi di una sua partecipazione alla corsa verso il Campidoglio? «Se deciderò di candidarmi a sindaco di Roma lo farò soltanto se svincolato dai partiti», replica il ministro ravvivando le polemiche. «Baccini sembra quasi voler annunciare uno strappo autunnale», osserva il responsabile nazionale di Forza Italia, Francesco Giro.
Che Casini & C. vogliano costituire un terzo polo però è escluso per l’ex Udc, Gianfranco Rotondi. «Vogliono soltanto spaventare Berlusconi per ottenere più collegi alle prossime elezioni», commenta lapidario.