Baccini: «Ma la riforma va fatta prima del voto»

Francesco Kamel

da Roma

Mario Baccini, ministro della Funzione pubblica ed esponente dell'Udc, come è andata la riunione dello stato maggiore del partito a Palo laziale?
«È stata una riunione informale, convocata dal nostro segretario Marco Follini. È stato un incontro estremamente positivo in cui si sono toccati tutti i temi relativi al posizionamento dell'Udc. Rispetto a questi temi c'è stato un'unanime valutazione per un'alternativa forte e convinta alla sinistra di Romano Prodi».
Nella riunione sono emerse posizioni differenti?
«La dialettica interna per noi è un valore. Il confronto tra posizioni differenti è espressione di democrazia interna».
Come le sono sembrate le prime reazioni da parte degli alleati della Casa delle libertà?
«Noi siamo disincantati e guardiamo solo ai contenuti e ai passi concreti. Non vogliamo regalare la vittoria a Romano Prodi e siamo concentrati su una legge elettorale proporzionale che dia più libertà di scelta agli elettori. E dalla battaglia per il proporzionale parte anche il progetto per una nuova legge finanziaria che tuteli i nostri valori, che sostenga le famiglie, le imprese e l'occupazione».
In concreto cosa volete nella legge finanziaria?
«È necessario introdurre un politica più completa per quel che riguarda le detrazioni fiscali alle famiglie, soprattutto per quelle monoreddito, adottando il quoziente familiare. E poi ci vuole una maggiore lotta all'evasione per recuperare risorse. Pagare meno ma pagare tutti».
Dall'opposizione hanno subito fatto le barricate contro una riforma elettorale a ridosso delle elezioni.
«È un falso problema ed è strumentale a un atteggiamento di chi pensa di aver già vinto le elezioni. Io credo che la riforma elettorale invece si debba fare prima delle elezioni anche perché se si facesse dopo verrebbe delegittimato il parlamento appena eletto».
Il voto segreto in aula sul testo di riforma elettorale vi spaventa?
«Non è un problema. In questo modo ognuno si potrà esprimere liberamente».
Perché per l'Udc è così importante il proporzionale?
«Noi partiamo dal principio di volere allargare la rappresentanza democratica e la libertà di scelta degli elettori. Molti confondono lo sbarramento con il premio di maggioranza. Invece sono due cose completamente differenti. Io credo che nel Parlamento ci debba essere rappresentato tutto il Paese anche nelle sue minime parti. Con il premio di maggioranza viene salvaguardato il bipolarismo e la governabilità».
Questa volontà di salvare il bipolarismo farà piacere ai vostri alleati. Ma negli ultimi tempi siete sembrati critici contro il sistema dell'alternanza.
«È questo bipolarismo a non funzionare, perché manca la possibilità di governare. Con questo sistema si è costretti a fare alleanze con soggetti marginali con cui non c'è un vero programma condiviso. Le forze estreme condizionano l'intera coalizione».
Alcuni suoi colleghi di partito hanno avanzato l'ipotesi di far coincidere i collegi della Camera con quelli del Senato e attribuire il resto con una ripartizione proporzionale. Lei è d'accordo?
«È una proposta intelligente ma noi non poniamo preclusioni. L'importante è che il principio del proporzionale venga adottato».
Riforma elettorale e devolution: cosa si deve fare prima?
«Prima si fa la legge elettorale e poi il federalismo. Chiamiamolo col suo nome. E le due cose non sono collegate».
E il problema della leadership del centrodestra?
«Quella della leadership non era una questione all'ordine del giorno della riunione. E comunque mi appassiona di più dare cittadinanza politica a quel sentimento popolare che si è espresso contro il referendum sulla procreazione assistita. Che, non dimentichiamolo, ha rappresentato una sonora sconfitta per la sinistra».