Baccini, rivale battuto «Metto il mio 0,7% nelle casse del Pdl»

da Roma

«Perché Alemanno? Perché incarna meglio quei valori di buongoverno, moderazione, discontinuità che gli aderenti alla Rosa per l’Italia hanno scelto per Roma. Solo lui può far cambiare la capitale». Il segretario nazionale della Rosa per l’Italia, Mario Baccini ha deciso. Dopo aver giocato la sua partita come candidato sindaco della capitale, ottenendo lo 0,7% dei voti, per il ballottaggio ha deciso di sostenere apertamente il candidato del Popolo della libertà, Gianni Alemanno, ma senza «apparentamento».
Quindi, appoggio ma senza alleanza?
«La mia posizione è stata chiara fin dall’inizio: noi non cerchiamo apparentamenti e non li vogliamo. La nostra è semplicemente la scelta tra due candidati, Alemanno e Rutelli. Ovviamente si tratta di una scelta programmatica e di grande discontinuità con il passato. Quello che serve è una virata rispetto alla Roma che abbiamo visto negli ultimi anni, quella del neopaganesimo strisciante, della sporcizia per le strade, delle code ai semafori, delle buche e della solidarietà a comando delle telecamere, delle baraccopoli, dell’accattonaggio e dei campi rom».
Intanto Alemanno ha deciso di correre da solo, senza alcun apparentamento con Udc e con la Destra di Storace.
«Se a noi non interessano alleanze, per Storace il discorso cambia. Sono convinto che ci sia molto di strumentale nel suo discorso. Non possiamo dimenticare che il segretario della Destra è stato presidente della Regione Lazio con un’ampia coalizione di centrodestra. Non si può essere buoni un giorno e cattivi un altro».
E l’Udc?
«Penso che nella vita ci siano dei momenti in cui è necessario uscire dall’ambiguità e decidere. Per quello che riguarda me, ho deciso. Altri preferiscono rimanere in questa ambiguità. E questo, di certo, non fa bene alla città. So che una parte dei militanti dell’Udc ha deciso di sostenere Alemanno, in contrasto con la “libertà di voto” stabilita dal partito. Penso che alla base di questa posizione ci sia l’idea e la volontà di creare un centro autonomo e indipendente, alternativo a quella sinistra che noi combattiamo da tanto tempo. Serve una Roma vera, non virtuale. E i moderati possono apportare un contributo significativo, dal punto di vista culturale, della formazione e delle idee a questa nostra città, e lo possono fare anche sostenendo il progetto del Pdl per la capitale».
Ma lei, a livello nazionale, è legato al partito di Casini. Questo non le crea qualche problema?
«Io non sono legato a nessuno se non alle mie convinzioni. L’apporto della Rosa per l’Italia all’Unione di centro è stato sicuramente importante. Prima di essere candidato a sindaco, sono stato candidato nelle liste dell’Udc. Ma la mia funzione è sempre stata indipendente da qualsiasi forma di appartenenza a un partito. Sono innanzitutto il segretario della Rosa per l’Italia. Quindi, con l’Udc io non c’entro nulla».