Baccini: «Si fa solo propaganda con misure previste già nel ’98»

da Roma

Senatore Baccini, ci può raccontare come si è svolta, quando lei era ministro della Funzione pubblica, la procedura di nomina dei vertici Aran (l’Agenzia governativa per la contrattazione nel pubblico impiego; ndr)?
«La vicenda è iniziata oltre un anno fa ed è stata caratterizzata da un ostruzionismo fortissimo da parte di alcuni organizzazioni sindacali come la Cgil che puntavano a far slittare la nomina dopo le elezioni per garantirsi un vertice amico. Il governo Berlusconi ha giustamente ritenuto suo dovere garantirne la piena efficienza e continuità nonostante gli ostacoli frapposti da alcuni sindacati e dalle Regioni governate dal centrosinistra».
I vertici da lei nominati sono stati poi rimossi.
«Queste opposizioni sono state alla base della revoca nonostante il precedente direttivo avesse operato in modo efficiente ed imparziale. La scelta, oltre a contraddire le enunciazioni del programma dell’Unione contro lo spoil system, è l’ennesimo attentato al principio di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione sancito dall’articolo 97 della Costituzione. Inoltre è stata resa possibile la revoca di 500 dirigenti delle pubbliche amministrazioni (con un comma del decreto fiscale, ndr). Così si mortificano le professionalità».
Il Giornale ha anticipato ieri che i nuovi vertici dell’Aran potrebbero essere cinque personalità vicine al mondo sindacale, due alla Cgil (Ricciardi e Carrieri), due alla Cisl (Massella e Nastasi) e uno alla Uil (Fontanelli).
«Se fossero confermate le indiscrezioni sul nuovo comitato direttivo, si completerebbe un disegno in cui la politica rinuncia a perseguire gli interessi generali per far fronte agli interessi particolari. Si è contraddetto lo spirito del decreto legislativo 165 del 2001 che fissa una chiara incompatibilità con l’assunzione di incarichi sindacali. Se la scelta del presidente del Consiglio Prodi fosse questa, si tratterebbe di una risposta inequivocabile ai moderati e ai riformisti della maggioranza che chiedono l’ammodernamento della pubblica amministrazione. Prodi è prigioniero della sinistra radicale e ho l’impressione che stia pagando altre cambiali a danno del Paese e delle istituzioni».
Il rischio concreto è quello di un collateralismo tra agenzia e sindacato. Se a tutto questo aggiungiamo che a livello locale gli integrativi sono abbastanza «generosi»...
«Riconoscere gli aumenti contrattuali al pubblico impiego va bene ed è importante se è accompagnato da una politica di rigore sul piano dell’efficienza. Mi sembra che questo governo non abbia la forza di intraprendere una tale politica e posso citare un esempio importante come il ridimensionamento dell’ispettorato della Funzione pubblica che svolge controlli in collaborazione con la Guardia di Finanza. Considerato che la quasi totalità delle amministrazioni locali è a maggioranza di centrosinistra, questo significa che nessuno deve disturbare il manovratore».
L’antitesi della politica del governo Berlusconi.
«Come ministro della Funzione pubblica ho messo per la prima volta nei contratti due parole chiave come mobilità e produttività. Il governo Berlusconi ha avviato riforme epocali come il silenzio-assenso e il “taglia-leggi”. Tutto questo è stato smantellato dal governo Prodi. Mi pare che la Confindustria non dica nulla e mi sarei aspettato maggiore attenzione».
Il segretario generale della Cgil Epifani ha chiesto per gli statali lo strumento della mobilità, anche territoriale. Ma non era già prevista dal decreto Bassanini del 1998?
«Epifani sta facendo propaganda con un prodotto che è stato già venduto, cioè la mobilità».
Il ministro dello Sviluppo Bersani si è detto pronto a una nuova «lenzuolata» di liberalizzazioni che dovrebbero toccare anche gli statali. E se finisse come con i tassisti?
«In questo governo e in parte della Cgil prevale l’effetto-annuncio: molto fumo e niente arrosto».