Baccini: «Udc mai da sola ma basta provocazioni»

Il ministro: «Non siamo un disturbo, lavoriamo per far vincere il centrodestra»

Francesco Kamel

da Roma

Mario Baccini, ministro della Funzione pubblica ed esponente dell'Udc, tra il suo partito e Berlusconi ormai è uno stillicidio di polemiche.
«È contraddittorio unire gli appelli all'unità e le polemiche. Non si può tendere un braccio e con l'altro brandire un bastone. La situazione va affrontata in termini politici. Le provocazioni non sono utili a nessuno».
A che punto è la trattativa sulla riforma proporzionale?
«È in corso ma mi sembra che manchi un forte input politico del premier. Bisogna fare presto perchè l'agenda politica non prevede slittamenti. Ci sono appuntamenti importanti come la riforma sul federalismo. E prima della riforma federale va fatta la riforma elettorale. Non escludo che già in un prossimo Consiglio dei ministri avanzeremo la nostra proposta».
Nell'Udc state pensando al modello delle provinciali?
«È una proposta che ho avanzato io stesso. Consentirebbe di eleggere su base proporzionale i candidati nei collegi, che in questo modo non andrebbero ridisegnati. Inoltre si salvaguarderebbe il bipolarismo col premio di coalizione».
Perchè ci sono tutte queste frizioni nella Cdl?
«I problemi non sono legati solamente alla riforma elettorale. Casini sta cercando di creare le condizioni per farci vincere. Ma a queste nostre riflessioni si continua a rispondere solo con delle provocazioni».
Non rischiate di spingere la Cdl a una crisi?
«Le sorti del centrodestra non sono nelle mani dell'Udc ma di Berlusconi. Dipende da lui definire le scelte e il progetto per la campagna elettorale».
Vi state occupando delle trattative con i soggetti vicini alla Cdl?
«Noi non ce ne stiamo occupando. Credo che lo stia facendo il premier. Anche se non capisco come faccia da un lato a prendere di mira i partitini sotto il 3%, e dall'altro a corteggiarli».
Perchè agitate anche il problema della leadership?
«Quello della leadership è un falso problema. Anche su questo punto, noi non siamo un elemento di disturbo ma vogliamo solo migliorare e far vincere il centrodestra».
È vero che avete pronta una campagna di manifesti contro il premier?
«Non abbiamo preparato nulla. Se dovessimo fare delle iniziative le faremmo sempre “per” qualcosa e non “contro” qualcuno. Noi stiamo lavorando solo per il bene della Cdl e del Paese».
Con quale ricetta?
«Credo che non bisogna tenere fuori chi può dare un contributo allo schema della squadra e che se la squadra perde più di una partita il problema non può essere un singolo giocatore».
Il problema è l'allenatore?
«Diciamo che il problema è diverso dal singolo giocatore».
Alla fine andrete da soli?
«Tutte queste domande sull’Udc che corre da sola o su quanto prenderebbe se andasse per conto suo partono da una valutazione sbagliata. L’Udc è un partito che nasce, cresce e vive nel centrodestra e non andrà mai da sola fuori dal centrodestra. Ne è parte integrante ed integrata. L’Udc è da sempre nel centrodestra ed è stato alleato con Berlusconi anche all’opposizione mentre la Lega abbracciava D’Alema. È un errore questo pressing sull’Udc, perchè alimenta solo un meccanismo di disaffezione e favorisce gli avversari. Per cui la smettessero gli amici di Forza Italia di fare valutazioni legate all’ipotesi di tradimenti e accordi sottobanco».
Della possibilità di ritrovarvi fuori dalla Cdl avete parlato anche voi dell’Udc.
«Questa è tutta un’altra storia. Potrebbe nascere un giorno un altro soggetto politico, la grande casa dei moderati, ma è tutto un altro film. Altro è infatti che, vista l’incertezza di questo bipolarismo, possa nascere un soggetto di centro che è comunque alternativo alla sinistra. Non lo posso escludere. Ma sarebbe tutta un’altra operazione politica rispetto all’Udc che, voglio ricordarlo a tanti amici, è un partito che fa i congressi per decidere la propria linea e per cambiare eventualmente la linea dovrebbe farne uno nuovo».
Cosa vi spingerebbe a girare questo «nuovo film»?
«Da una parte c’è lo zapaterismo della sinistra mentre nel centrodestra c’è la mancanza d’ascolto verso quel sentimento popolare che è scaturito dal referendum. Ma lo ripeto: questa sarebbe tutta un’altra storia da vivere nell’ambito della casa comune dei moderati».