«Bacharach che gran maestro Ora duetto con Tony Bennett»

«Il mio primo concerto italiano, domenica a Roma, è stato incredibile. Finalmente ho risposto a quelli che si domandavano: “ma che fa Chiara in America?». Chiara Civello a New York ha trovato l’America, e il contratto con la Verve che nessun cantante italiano è finora riuscito a strappare. «Ho percorso un sentiero faticoso togliendo da sola le pietre dal mio cammino. Volevo cantare, per me stare sul palco è naturale. Mi sento felice solo lì. Ora ho gettato un ponte tra la mia storia americana e quella italiana». Un colpo di fortuna, gli amici giusti o il talento? «Un po’ di tutto ciò. Russ Titelman mi ha aperto gli occhi, ha detto che nella mia musica Jobim incontra Morricone e mi ha incitata a scrivere. Fino ad allora avevo scritto un solo brano, Parole incerte. Poi ho cominciato a comporre, ma non a fare il compitino; trasportavo le mie emozioni nelle canzoni». Così ha stregato anche Bacharach che ha composto alcuni brani con lei. «Mi ha insegnato che non ci sono scorciatoie per il successo, spiegandomi che il segreto per scrivere un brano è la ripetizione di elementi solidi-melodici». La musica per lei è una splendida ossessione. «Che gioia a Roma cantare scambiando energie con tante persone, ma io cantavo col cuore anche nei bar di New York per pochi intimi». Alle sue radici tanto jazz, le partiture di Charlie Parker e Miles Davis ma anche il Brasile: «Joao Gilberto, un rivoluzionario minimalista e Jobim che fonde musica sofisticata e popolare, ma anche cantautori come Joni Mitchell e Bob Dylan perché i testi sono fondamentali».