Le bacheche da 250mila euro

Roberta Gallo

Bacheche per la libera espressione al posto di wc. La società Cemusa Sa, che ha vinto la gara d'appalto con il Comune di Genova per il posizionamento, in tutta la città, delle pensiline per l'attesa degli autobus, gli stendardi per le pubblicità ecc. come «oneri di urbanizzazione» aveva proposto la collocazione dei servizi igienici pubblici. Il tutto avrebbe avuto un costo di 250 mila euro. A fine lavori, però, i wc chimici non sono più stati ritenuti indispensabili e, al loro posto, si è pensato alle lavagne in alluminio su cui tutti possono scrivere il loro pensiero. Peccato che queste lavagne, per gli aspiranti «Pasquino», si sono rivelate solamente il muro del pianto di volgari espressioni contro la religione, la politica, le squadre di calcio, professori e antipatie personali. Oltre che di manifestini pubblicitari delle iniziative dei centri sociali cittadini. Se qualcun altro prova ad attaccare la sua pubblicità viene stracciata, paciugata, vilipesa. Ma nessuno osa toccare i volantini propagandistici no global, anarchici, o comunque «sinistroidi» di concerti, incontri, dibattiti.
Così Mimmo Morabito, consigliere circoscrizionale di Alleanza Nazionale della IV Valbisagno, si è divertito ad andare in giro per la città a fotografare le frasi sconce che compaiono su queste bacheche. Giuseppe Murolo, anche lui targato An, gli ha fatto eco dai banchi del consiglio comunale con un'interrogazione sui costi sostenuti dalla civica amministrazione per le lavagne e il perché del loro posizionamento. «Il posizionamento dei manufatti per la libera espressione - si legge nella lettera di risposta di Bruno Gabrielli, assessore alla Qualità Urbana del Comune - nell'ambito dell'attuazione della gara dell'arredo urbano è stato preventivamente oggetto in un'ampia consultazione tramite organi di stampa e le varie divisioni territoriali». Ma Murolo non ci sta. Sostiene che le lavagne sono inutili. Non salvaguardano i muri delle case dalle scritte oscene dei grafomani impazziti che riportano il loro normale turpiloquio sulle pareti di caseggiati, scuole, muri e panchine.
«Si precisa che nessun costo - continua Gabrielli - risulta a carico della civica amministrazione poiché i vari arredi sono stati resi disponibili dall'aggiudicatoria in cambio della controprestazione di sfruttamento di superficie pubblicitaria alle condizioni meglio viste dai provvedimenti di aggiudicazione». «Sfido chiunque - continua Murolo - a capire che cosa tutto ciò significhi. Un italiano praticamente incomprensibile. Comunque non si fa nessun accenno al fatto che gli oneri di urbanizzazione ammontavano a 250 mila euro. Tanto sarebbero costati i wc. Praticamente d'oro». E, tanto, probabilmente vale il posizionamento delle lavagne della volgarità.